Liberalizzazioni, un budino senza forma

Protesta_taxi_sliderDai taxi al gas, passando per il trasporto pubblico e le Poste. Il pacchetto sulle liberalizzazioni non riesce a prendere forma. Ostacoli sulle separazioni e contestazioni di vario genere da parte dei soggetti interessati. Ad oggi non c’è ancora nessun progetto per le Poste

ROMA – Il decreto sulla liberalizzazione di alcuni servizi o prestazioni professionali, che il premier Monti si è impegnato a portare dopodomani in Consiglio dei ministri, non riesce a prendere forma definitiva. E’ come un budino che scappa da tutte le parti e proprio non vuole entrare nello stampo.

La liberalizzazione delle licenze dei taxi, come si legge nelle cronache di ora in ora, rischia di naufragare prima ancora di vedere la luce per l’insurrezione della categoria, per lo più insoddisfatta delle controproposte della presidenza del Consiglio (raddoppio delle licenze esistenti, cumulo di più licenze, o definizione delle aree di operatività).

Ma non è che gli altri provvedimenti allo studio abbiano corsie prive di ostacoli o contestazioni. Quella, per esempio, della separazione della rete di distribuzione del gas, che sembrava cosa fatta, si è bloccata improvvisamente dopo dichiarazioni sibilline del sottosegretario Catricalà, fino ad allora il più strenuo sostenitore del “divorzio”, già ai tempi della presidenza dell’Antitrust. Ora lo strappo potrebbe essere sostituito dal surrogato di un obbligo per l’Eni di mettere in vendita sul mercato una quota consistente di gas (non inferiore al 15% del totale immesso in rete) a prezzi decisi dall’Authority per l’energia, a favore delle imprese industriali caratterizzate da elevati consumi di energia.

Non meno problematica l’altra separazione annunciata, quella all’interno del gruppo Ferrovie dello Stato tra l’azienda di trasporto Trenitalia e Rfi, il gestore della rete. E’ dovuto scendere in campo il ministro Passera per spiegare che “lo scorporo sarà deciso dall’Autorità (che ancora deve essere costituita, ndr), che dovrà dirci se dobbiamo salire ad un ulteriore livello di separazione, che può essere contabile, manageriale, societaria o proprietaria. Noi oggi siamo già al terzo livello”. Tutto rimandato dunque alle calende greche, lasciando inalterato il contenzioso che già infiamma il mercato ferroviario locale e nazionale.

Anche sul divorzio tra Poste Italiane e Banco Posta, cioè il ricco salvadaio del gruppo, per il momento non se ne farà niente, essendo tutti convinti che senza l’ossigeno del risparmio postale il malato PI morirebbe. Anche Passera ha dovuto ammettere che “ad oggi non c’è nessun progetto sul tavolo”.

C’è il rischio dunque che il tema delle liberalizzazioni, considerato forse con troppa enfasi strategico per la ripresa dello sviluppo, possa ridursi a qualche farmacia in più, a una frequenza televisiva all’asta o a una tariffa legale appena appena più bassa. Se così dovesse essere il pugno di mosche diverrebbe realtà.

Potrebbero interessarti anche