14:04 | Pestaggio partita Roma-Inter, chiesto il rinvio a giudizio per 9 poliziotti

Rischiano il rinvio a giudizio per lesioni gravi 9 agenti di polizia accusati di aver duramente percosso procurandogli lesioni permanenti il 5 maggio del 2010 Stefano Gugliotta, di 26 anni. Dopo le percosse Gugliotta, poi prosciolto, fu anche arrestato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.

Il pestaggio avvenne la sera in cui a Roma si disputò la finale di Coppa Italia tra Roma e Inter. Un incontro al quale Gugliotta, scambiato per un partecipante agli incidenti avvenuti durante la partita, non andò, dovendo partecipare alla festa di un parente.

L’aggressione, come sottolineano il pubblico ministero Francesco Polino che ha chiesto il rinvio a giudizio, avvenne lontano dallo stadio mentre Gugliotta sotto casa era in attesa di un amico. Il gup Valerio Savio deciderà sulla richiesta il 7 marzo prossimo.

Gli agenti, tutti appartenenti al reparto Mobile della polizia sono Leonardo Mascia, Guido Faggiani, Andrea Serrao, Roberto Marinelli, Andrea Cramerotti, Fabrizio Cola, Leonardo Vinelli, Rossano Bagialemani e Michele Costanzo. Secondo il capo d’imputazione i poliziotti, agendo con abuso di potere e violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione provocarono a Gugliotta gravi lesioni alla mandibola, la frattura di un dente e lesioni con sfregio permanente al viso.

Quella sera gli agenti – si legge ancora nel capo di imputazione – erano ”in una zona non interessata agli scontri (viale Pinturicchio) e senza che ricorressero esigenze di tutela per l’ordine pubblico o di contrasto di particolare resistenza” intimavano l’alt al ciclomotore di Gugliotta. Il primo pestaggio fu ad opera di Leonardo Mascia. A lui si aggiunsero successivamente gli altri 8 colleghi che colpirono Gugliotta ”con calci, pugni e manganellate una delle quali gli fece perdere i sensi”.

Secondo l’accusa poi Gugliotta fu fatto salire su un blindato e anche qui il pestaggio veniva ripetuto dopo che Gugliotta era stato fatto sdraiare e immobilizzato con un ginocchio e una mano sul collo.

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