Calcioscommesse, nel registro degli indagati altre 41 persone

pallone_sgonfioNon si fermano le indagini sullo scandalo tutto italiano. Continuano gli interrogatori:è il giorno di Masiello

ROMA – Non si ferma lo scandalo del calcioscommesse che ha colpito il mondo italiano del pallone. Ai 17 arresti, eseguiti lo scorso 17 dicembre tra dirigenti, calciatori ed esperti del mondo delle combine, si aggiungono altri 41 indagati da parte della Procura di Cremona, i cui nomi restano per il momento riservati, e che rientrano nella cosiddetta “lista Gervasoni”, ovvero coloro di cui aveva parlato il giocatore del Piacenza Carlo Gervasoni nel suo interrogatorio del 28 dicembre davanti al procuratore Roberto di Martino. Sale così in tutto a 120 il numero delle persone coinvolte nell’affare delle partite truccate, che ha coinvolto i campionati minori del calcio nostrano, ma che stende la sua ombra anche su numerose partite di Serie A, su cui i giudici stanno cercando di far luce.

A gettare ancora sospetti sul coinvolgimento della lega maggiore sono state anche le dichiarazioni rilasciate ieri da Fabrizio Cerobbio, giocatore dello Spezia, che ha aggiunto altre partite a quelle già sotto esame, in particolare del periodo in cui militava nell’Albinoleffe, parlando anche di un tentativo di combine di un’altra partita di Serie A. si tratterebbe dei match Pisa-Albinoleffe, Salernitana-Albinoleffe, Frosinone-Albinoleffe, tutte del 2008-2009. Il giocatore avrebbe inoltre confermato quanto raccontato ai pm cremonesi da Gervasoni. Oggi si prevede un’altra giornata importante, perché ad essere ascoltato sarà Andrea Masiello, calciatore dell’Atalanta, anch’egli chiamato in causa dal suo collega piacentino, per il periodo in cui militava nel Bari. Il suo obiettivo è però quello di difendersi dalle accuse lanciategli da Gervasoni in merito alla partita Palermo-Bari, del campionato 2010-2011, terminata 2 a 1 a favore dei padroni di casa, “laddove il risultato concordato era di un over con la sconfitta del Bari con almeno due gol di scarto”.

Torna infine quasi libero uno dei nomi più chiacchierati dell’inchiesta cremonese, l’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni, finito in carcere lo scorso 19 dicembre; per lui il giudice per le indagini preliminari Salvini ha sostituito la misura degli arresti domiciliari, prima in Trentino Alto Adige e poi a Torre Boldone, a Bergamo,  con l’obbligo di firma.

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