Sui rifiuti è sempre più guerra aperta in Regione

malagrotta-sliderContestato il provvedimento approvato in Consiglio regionale mercoledì.  Il nuovo piano ha tre obiettivi

ROMA – Il piano per i rifiuti, approvato mercoledì scorso dal Consiglio regionale del Lazio, arriva dopo una gestazione tra le più laboriose e controverse e incontra un fuoco di sbarramento delle opposizioni. Le critiche hanno trovato nuove spinte dall’ordine del giorno approvato ieri dalla maggioranza, con cui è stata giudicata inammissibile la proposta di iniziativa popolare sui rifiuti. Dalle parole si è addirittura passati ai fatti e a farne le spese è stato il consigliere Pdl, Franco Fiorito, preso a spinte e a calci da alcuni scalmanati firmatari della proposta.

Il piano, salutato come fortemente innovativo dalla maggioranza, ha tre obiettivi principali: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. “Per la prima volta dopo troppi anni – ha affermato la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini – questa Giunta e il Consiglio regionale consegnano al Lazio una gestione più moderna con un ciclo integrato dei rifiuti. Un piano che entra nel merito delle questioni, parte dalla raccolta differenziata ed arriva alla chiusura integrata del ciclo dei rifiuti, e ci porterà in Europa con uno strumento che ci consente di evitare la procedura d’infrazione”

Per la gestione dei rifiuti il Lazio è stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche).

Su quest’ultimo contestatissimo argomento, il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero. Nelle discariche, che saranno di ridotte dimensioni e utilizzate in maniera marginale, confluiranno, così come impone la normativa europea, solo rifiuti trattati o i residui della raccolta differenziata.

Ma il piano non esclude a priori che tutte queste misure per qualsiasi motivo possano non realizzarsi nei tempi e nei modi previsti. In quel caso scatterebbero provvedimenti di riserva in grado di assicurare comunque le linee portanti del piano. In questo scenario di controllo – definito “piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione – sarebbe valutato il fabbisogno impiantistico in mancanza di politiche di riduzione e di crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; di insufficiente raccolta differenziata, di capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non pari a quella autorizzata. Sulla base di queste ipotesi negative dello scenario, il piano prevede che possano essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione.

Su questo punto in particolare si sono appuntate le critiche più feroci dell’opposizione. “Lo scenario di controllo – ha dichiarato Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) – è quello che perseguirà questa Giunta”. Filiberto Zaratti (Sel) ha definito il piano “una grande occasione perduta” a causa proprio dello scenario di controllo. Esterino Montino, capogruppo Pd, si è chiesto dove fossero le reali novità del piano e ha criticato la mancata previsione nel piano di risorse finanziarie e di un “sistema industriale”. Angelo Bonelli (Verdi) ha invece osservato che il piano è stato fatto senza prendere in considerazione Roma, che incide per il 70% dei rifiuti del Lazio, mentre Claudio Bucci (Idv) ha ricordato gli interrogativi che lasciano aperti il piano e criticato le scelte di Corcolle e Riano come discariche provvisorie.

L’assessore regionale alle attività produttive e alle politiche dei rifiuti, Pietro Di Paolo, ha invece rivendicato la piena efficacia del provvedimento. «I rifiuti – ha spiegato Di Paolo – diventeranno input di una catena di recupero, grazie all’attivazione di politiche di prevenzione, riuso e riciclo. Voglio evidenziare che il Piano mira, oltre all’incremento quantitativo, soprattutto all’aumento qualitativo della raccolta differenziata; tema importantissimo, quest’ultimo, di cui troppo poco si parla. Un altro punto qualificante è l’utilizzo residuale delle discariche, dove confluiranno solo rifiuti trattati. Ma agiremo soprattutto a monte, per ridurne la produzione».

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