La crisi accelera i fallimenti: 12mila solo nello scorso anno

innovazione-piccole-imprese-puglia98353Secondo i dati Cerved, sono oltre 300mila i posti di lavoro persi negli ultimi tre anni. Male i servizi e le costruzioni

ROMA – Fallimenti da record nel 2011. L’anno che si è appena concluso ha fatto infatti registrare un aumento del 7,4 per cento rispetto all’anno precedente delle aziende che hanno chiuso i battenti, il numero più elevato da quando è stata riformata la disciplina fallimentare nel 2006. In parole povere, i fallimenti sono stati più di dodicimila. I dati sono stati resi noti da Cerved Group, l’Osservatorio Crisi di Impresa, che sottolinea inoltre come solo nell’ultimo trimestre siano state avviate 3500 procedure di fallimento. È il momento peggiore per l’imprenditoria italiana, dallo scoppio della crisi nel 2008: negli ultimi quattro anni 33mila imprese sono andate in bancarotta, mentre oltre 300mila dipendenti sono stati licenziati. Milano risulta la provincia più colpita, mentre in controtendenza sembra essere il Nord Est del Paese.

Secondo Cerved, leader in Italia nello sviluppo dei modelli della valutazione del rischio di credito, gli Insolvency ratio (Ir) che misurano la frequenza dei default (cioé il numero di fallimenti ogni 10.000 imprese operative) indicano che le aziende più colpite sono state quelle piccole e medie. I settori che più hanno sofferto sono stati quello dei servizi, con un aumento di fallimenti di oltre il 10 per cento rispetto al 2010, e quello delle costruzioni, che fa registrare un +7,8 per cento. Va meglio per l’industria, che, pur rimanendo il macrosettore con la maggiore frequenza di fallimenti (Ir a 39 punti), ha registrato un’inversione di tendenza rispetto al 2010 (-6,3%). Il risultato, secondo il Cerved, è da attribuire soprattutto ai miglioramenti dei settori che negli anni precedenti hanno pagato un conto più salato alla crisi, come nel caso dell’industria meccanica.

“Con lo scenario di mercato che si prospetta davanti a noi – commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group – se non si interviene rapidamente sul fronte della liquidità, il rischio che gli effetti negativi si ripercuotano anche sulle aziende sane, ma prive delle risorse finanziarie necessarie, diventa molto concreto”.

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