Il sabotaggio delle Olimpiadi 2020 è iniziato

SLIDER_olimpiadiIncertezze di Monti: una ridda di cifre e di supposizioni mette in allarme i sostenitori della candidatura

 

ROMA – All’inizio era solo la Lega che gridava alla luna contro “Roma ladrona” e lo scippo dei giochi olimpici a Venezia. Poi per strada si sono aggiunte pattuglie isolate di sabotatori che hanno cominciato a buttare lì, con apparente distacco, pulci nelle orecchie sui costi effettivi della manifestazione, sulle risorse pubbliche da impiegare, sugli effetti correlati alla faticosa opera di riduzione del nostro debito pubblico.

Dopo le scaramucce iniziali, adesso scendono in campo le artiglierie guidate dal Corriere della Sera che da qualche giorno, sulla base di “notizie” raccolte o fatte filtrare da Palazzo Chigi, ha cominciato a parlare dei dubbi che avrebbero assalito Monti sulla fattibilità economica e finanziaria dell’organizzazione olimpica e di conseguenza sull’opportunità di firmare la lettera di sostegno alla candidatura di Roma.

Spesa_per_i_giochi

La voluttà masochistica del nostro Paese è arcinota. Se non sono altri a denigrarci, siamo bravissimi a farci male da soli. Quando gli stati maggiori dello sport italiano scelsero Roma come la candidata più adeguata ad ospitare le Olimpiadi del 2020 rispetto a Venezia e a Palermo, si disse: “Adesso basta, chiuse le rivalità di campanile, dobbiamo batterci nelle sedi internazionali, tutti per uno, uno per tutti. La coesione delle forze politiche e dell’intero il Paese a sostegno della candidatura della Capitale è insieme premessa e condizione fondamentale per qualsiasi possibilità di vittoria”.

Lo slancio patriottico è durato lo spazio di un mattino. Le ostilità infatti sono riprese con rinnovato vigore e le motivazioni, anche le più bizzarre, si sprecano. Come quelle sparate del sen. Pedica (Italia dei Valori) il quale riferisce la notizia (!) che il “vero costo complessivo per la candidatura di Roma alle Olimpiadi si aggirerebbe tra i 15 e i 17 miliardi di euro, per cui il governo Monti dovrebbe stanziare quasi il doppio dei 6 miliardi che sarebbero stati preventivati”. Ovviamente le fonti di queste “rivelazioni” non vengono citate.

Com’è noto, c’è una stima ufficiale valutata da una commissione di esperti, presieduta da Marco Fortis, che indica (vedi tabelle allegate) in 4,7 miliardi l’impegno complessivo di risorse pubbliche per infrastrutture urbane e sportive, peraltro ampiamente ripagate dall’aumento del Pil, dell’occupazione, dei flussi turistici e dalle maggiori entrate fiscali per Iva e imposte dirette.

Questi, fino a prova contraria, sono i fatti. La chiacchiere stanno a zero, così come le spericolate esercitazioni di politica estera di Sergio Rizzo che, sempre dalle pagine del Corsera, si lancia nella fosca previsione di un’ostilità degli Stati Uniti e della Germania nei nostri confronti a favore della candidatura di Istanbul per ragioni strategiche o di quella di Tokio per compensare i danni di Fukushima. Abbiamo sempre detto che la competizione con le città rivali, compresa Madrid, sarà durissima, ma non saranno certo motivazioni stravaganti come questa a determinare la scelta finale del Cio.

Divisione_delle_spese_tra_pubblico_e_privato

Monti è una persona troppo seria per dar credito a questi seminatori di dubbi presunti o di disfatte annunciate. Faccia – come è suo costume e dovere – tutte le verifiche del caso, anche attraverso un confronto dialettico con il Comitato promotore di Roma 2020 e con l’Amministrazione capitolina. Non alimenti però con il suo silenzio leggende improbabili, come quella di uno “slittamento” della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 che, lo sappiamo tutti, non sta né in cielo né in terra.

Il governo precedente si è pronunciato ufficialmente per la candidatura di Roma. Questo Parlamento ha votato mozioni a favore. Gli organi competenti si sono espressi all’unanimità. Nessuno dunque, neppure il più autorevole dei governi tecnici, può pensare di modificare una scelta politica consolidata, a meno di non disporre di elementi inoppugnabili finora sconosciuti, o di errori di lapalissiana evidenza. Priva di una di queste cause, qualsiasi decisione contraria sarebbe un arbitrio costituzionalmente inaccettabile (oltre che l’ennesima gaffe italiana di proporzioni planetarie).

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