La battaglia dei derivati e la Regione Lazio

regione-lazio-sliderDopo la bomba scoppiata nella giunta piemontese, si è scelta una via più soft rispetto alla denuncia

ROMA – La bomba è scoppiata poche ore fa quando la giunta della Regione Piemonte ha cancellato con un colpo di spugna i contratti derivati sottoscritti cinque anni fa con Merril Lynch, Dexia e Intesa Sanpaolo (Biis). Forti della sentenza del Consiglio di Stato dell’agosto scorso che riconosceva la giurisdizione della magistratura italiana (non solo quella inglese) e l’annullabilità in autotutela dei contratti stipulati dagli enti locali con le banche, gli amministratori piemontesi hanno annullato tre contratti swap che avevano accompagnato l’emissione di un mega prestito obbligazionario da 1,8 miliardi di euro a trent’anni, ad un tasso poco sopra l’Euribor.

Il primo contratto fissava un margine di oscillazione del tasso d’interesse tra un minimo del 3,75% e un massimo del 6% (in tutto questo tempo l’Euribor non ha mai superato la soglia minima, quindi questi possono essere considerati, col senno di poi ovviamente, soldi buttati). Un altro contratto prevedeva che la Regione versasse alle banche in rate semestrali quanto avrebbe dovuto restituire  nel 2036. E infine, per non farsi mancare nulla, le banche avevano affibbiato agli ingenui amministratori anche un cds (credit default swap) contro il rischio di insolvenza dello Stato italiano. L’onere complessivo di questi contratti è stimato in 462 milioni di euro che ora la Regione ha cancellato, insieme alla richiesta di restituzione di quanto già pagato in questi anni, cioè altri 128 milioni.

D’altronde l’offensiva della Regione Piemonte si inserisce in quella guerra senza quartiere che numerose amministrazioni locali hanno dichiarato contro le “locuste” bancarie che negli anni della finanza allegra fecero loro sottoscrivere, più o meno fraudolentemente, un mucchio di titoli tossici. Il Comune di Milano era stato il primo a scendere, seguito da Firenze che ha interrotto i pagamenti relativi a sei contratti swap e posto sotto sequestro preventivo 22 milioni nei confronti di quattro banche che aveva realizzato “profitti illeciti” ai danni della Regione Toscana, del comune di Firenze, di Pisa  e di vari altri Comuni.

E la Regione Lazio? Ha scelto una via più soft rispetto alla denuncia e all’annullamento dei contratti. Si è limitata (si fa per dire) a citare in giudizio esattamente un anno fa 11 grandi banche nazionali ed internazionali, chiedendo un risarcimento per 82,8 milioni più interessi per i “costi occulti” connessi ai contratti derivati a suo tempo sottoscritti dalle passate amministrazioni.

La Polverini ha dovuto anche respingere il tentativo di una delle banche imputate, la Merill Lynch, di sottrarsi alla legge italiana facendo ricorso alla Corte Suprema di New York per il presunto “mancato pagamento”, da parte della Regione, di alcune rate dello swap sottoscritto nel 2001.

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