Sciopero Tir, la protesta fa digiunare ancora la Capitale

Protesta_TirVuoti i supermercati. Prezzi di frutta e verdura alle stelle, con rincari fino al 200%. Danni per 100 milioni di euro

ROMA – Frutta al rincaro e supermercati quasi vuoti. Per non parlare del prezzo della benzina, schizzato alle stelle, e delle file chilometriche davanti ai distributori per non rimanere a secco. In città si cominciano a sentire i primi effetti della protesta degli autotrasportatori, che da lunedì scorso è scoppiata anche alle porte della Capitale e che, giurano, durerà almeno fino a venerdì, giorno dello sciopero generale indetto dai lavoratori pubblici e privati contro il governo Monti e l’Europa delle banche. Il settore più colpito è quello ortofrutticolo: pochi i supermercati dove i prodotti non sono ancora andati a ruba. Agrumi siciliani scomparsi, melanzane in via di estinzione, introvabili i peperoni. E dove sono ancora in vendita, costano oro, con rincari fino al duecento per cento. Persino le zucchine romanesche, seppur un ortaggio a “chilometro zero”, per l’ effetto domino, hanno sfiorato nei mercati rionali i sei euro al chilo. Anche il pesce sta diventando un bene di lusso: introvabile nei mercati romani, la mancanza di prodotti freschi è dovuta non solo allo stop dei tir ma anche allo sciopero delle marinerie di Anzio, Gaeta, Terracina e Civitavecchia. Si calcola che i danni prodotti dallo stop degli autotrasportatori ammontino a circa 100 milioni di euro nel solo settore ortofrutticolo.

Avverte la Confcommercio che “ se la protesta dei tir non si interromperà al più presto, è serio il rischio che l’interruzione di forniture importanti per le imprese e la mancata distribuzione di beni di prima necessità possa impedire alle famiglie di poter fare la spesa regolarmente già dalle prossime ore”.

Neanche l’intervento del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro è servito a tranquillizzare gli animi. Vietato muoversi con un camion all’interno di Roma a meno che non si debbano trasportare merci destinate alla città o alla Provincia. Non solo. Vietato assembrarsi senza autorizzazione “in prossimità dei caselli autostradali in entrata nella Capitale” e lungo tutte le strade di accesso a Roma. Questo si legge nell’ordinanza. Chi non rispetterà questi diktat sarà costretto a pagare una sanzione amministrativa pari a circa 200 euro, oltre al ritiro della patente, della carta di circolazione ed il fermo amministrativo del mezzo.

Ma il blocco dei tir non si ferma. Nel Lazio come nel resto d’Italia. Gli autotrasportatori, in sciopero da domenica sera in tutta la provincia di Frosinone, vanno avanti e sono disposti a tutto per costringere il governo a bloccare i rincari di gasolio e per ottenere la riduzione dei pedaggi autostradali e dei costi delle assicurazioni. Camion fermi anche nei pressi dei caselli dell’A1 tra Anagni e San Vittore. A Cassino, la Fiat è stata costretta a fermarsi al secondo turno, come a Melfi, a Pomigliano e a Mirafiori. Situazione difficile anche nelle altre regioni: la Campania e la Toscana alcune delle più colpite dallo stop dei mezzi pesanti. Ad Asti, c’è stato addirittura un morto nei giorni scorsi. Un autista di tir, di 46 anni, è stato travolto da una sua collega tedesca che non partecipava alla manifestazione. Ancora da chiarire la dinamica, ma pare sia stato un incidente, anche se la donna è stata arrestata per omicidio colposo.

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