Dai letti alle scrivanie: ospedale di Bracciano smantellato per fare uffici

ospedale_Bracciano 1 mln e settecentomila euro di spesa per la trasformazione. Romacapitale.net ha raccolto le opinioni della popolazione

ROMA – Un milione e settecentomila euro è la cifra che servirà a trasformare quello che era un ospedale al servizio di 10 comuni e 150mila cittadini in uffici amministrativi. Proprio ieri è iniziato lo smantellamento dell’ospedale Padre Pio di Bracciano deciso dal presidente Polverini, senza aspettare il ricorso presentato dai Comuni al Consiglio di Stato contro la chiusura. Al posto dei letti, le scrivanie: gli uffici della direzione distrettuale, il servizio di prevenzione, ufficio rilevazioni presenze,  il servizio di vaccinazioni, aree accreditati e via di questo passo.

Un altro durissimo colpo alla sanità laziale, quasi una punizione per i cittadini di Bracciano e del comprensorio che dovranno fare i conti con la mancanza di un servizio di primaria importanza. “È una scelta scellerata che non mancherà di produrre sul territorio nuove proteste e nuove tensioni” hanno commentato i capigruppo Pd alla Regione Lazio e alla Provincia di Roma, Esterino Montino e Emiliano Minnucci. “A conferma che questa Giunta regionale non risolve problemi, non accetta dialogo. Cerca solo e soltanto lo scontro frontale”.

Romacapitale.net è andata sul posto per raccogliere umori e pareri della cittadinanza sulla progettata chiusura dell’ospedale. Quella che segue è una raccolta delle opinioni più diffuse nella cittadinanza.

– L’ospedale (Padre Pio) di Bracciano sta chiudendo! Il problema è grosso visto che la Giunta Polverini (decreto n. 80 del 30/9/2010, “riorganizzazione della Rete Ospedaliera” ) vuole chiuderne ben 17 nel Lazio.
– La gente è intrappolata fra Viterbo Civitavecchia e Roma, con una proporzione fra popolazione/letti disponibili già fra le più basse in Italia. 
– Nella Asl “RMF” l’ Ospedale è stato un centro di eccellenza in vari settori (ginecologia, ortopedia…) ma poi da tempo lasciato decadere per mancanza di investimenti. Al contrario è stata scientemente favorita la crescita di servizi privati, inclusi i centri di analisi cliniche quando l’ Ospedale avrebbe potuto fungere da centro di eccellenza anche in questo campo.

– Nonostante la dedizione di tanti operatori del settore sanitario (dai chirurghi agli infermieri), il sabotaggio e la dispersione di risorse si può attribuire a prebende per amministratori e nominati politici, spesso incompetenti, ove non anche indifferenti.

– Fra le varie incongruenze c’è anche la decisione di chiudere l’ospedale proprio ora, dopo che recentemente si erano finalmente spesi oltre 5 milioni in rafforzamento strutturale e dotazione di macchinari moderni.
– La chiusura viene motivata dal rientro del debito del settore sanitario nel Lazio, ad esempio per la sproporzione fra il numero dei letti (ora 52 o 77, secondo diverse valutazioni, ma ai tempi d’ oro erano circa 120) e gli addetti amministrativi (500). Il problema è che invece di aumentare i primi e diminuire i secondi, si chiude totalmente il servizio effettivo e tutto l’ ospedale viene ristrutturato.
– La chiusura priverebbe di fatto tutto un bacino di utenza di circa 130.000 persone che sono sbattute in altri ospedali. Finché la popolazione ‘è stata minore l’ ospedale ha funzionato, ora che ‘e cresciuta (e continua a crescere) per l’ esodo da Roma, si vorrebbe chiudere. Negli ultimi anni la popolazione nel bacino di utenza è cresciuta del 32% e aumenta sensibilmente nel periodo estivo per fenomeni di villeggiatura e forte turismo di passaggio.

– I dati regionali già dimostrano che sono i cittadini romani a beneficiare grandemente di una maggiore accessibilità ai posti letto ospedalieri (si parla persino di 9 letti x 1000 abitanti a Roma), mentre la proporzione statistica è a tutto sfavore degli abitanti in provincia (si scenderebbe a 1 letto x 1000, tra le più basse in Italia), eppure ora si vorrebbe chiudere, a caro prezzo, una struttura che già funziona e potrebbe anche funzionare meglio.

– Gli ospedali in cui gli utenti di Bracciano devono ora essere dirottati sono o “non di eccellenza” (Civitavecchia) o comunque lontani (almeno 40 minuti di automobile, traffico permettendo, a Civitavecchia o al S. Andrea a Roma) o tutti privi di collegamento pubblico (né treno, né bus portano a Civitavecchia o al S. Andrea), o non sono stati sufficientemente rafforzati in vista dell’aumento di pazienti(Civitavecchia).

– Per di più sulle strade il traffico è aumentato enormemente per cui i tempi di percorrenza sono ormai teorici, il che è gravisssimo per tutti i casi di emergenza da pronto soccorso che a Bracciano ancora nelle ultime tre settimane ha salvato varie vite (incidenti stradali, parti cesarei,…).  Ora il pronto soccorso a Bracciano verrebbe chiuso e sostituito da un Punto di Pronto intervento, il che costituisce un palliativo visto che sarebbe senza centro di analisi, senza anestesista.

– Si vocifera della possibilita’ di ricorso all’ elicottero (l’ospedale ha infatti una pista a norma) ma tutti lamentano che in regione esistono solo tre elicotteri (di cui qualcuno magari non in funzione) e tutti ridacchiano affermando che l’ elicottero comunque serve alla Polverini per partecipare alle sue sagre della porchetta o della castagna.

– Comunque neanche con la possibilità teorica dell´elicottero si assicurerebbe il rispetto della “golden hour” (i 60 minuti cruciali che salvano una vita, come spesso ha fatto Bracciano), perché i tempi tecnici non lo consentono, anche pensando che il volo dell’elicottero sarebbe solo di pochi minuti (fra notifica del caso, individuazione di un primo dottore, arrivo al PPI, chiamata dell´elicottero, reperimento, partenza, arrivo, ripartenza, ecc.).

– La vicenda si è palleggiata con il TAR, che il 20/12/2011 ha dato ragione alla Polverini, peraltro scrivendo nella sentenza che l’ospedale dovrebbe quantomeno trasformarsi in “Ospedale Distrettuale di tipo C” come richiesto dai sette Comuni ricorrenti (e come negato dalla Polverini), ma è sottoposta a ricorso al Consiglio di Stato da parte dei vari Comuni dell’ area. Quindi la vicenda è tuttora aperta, nella speranza che il Consiglio di Stato legiferi a favore dei ricorrenti, così come ha fatto nel caso dell’ospedale di Subiaco.

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