A Davos si discute di crisi e di disuguaglianze

SLIDER_MERKELSi è aperto in Svizzera, il World Economic Forum che ha richiamato da tutto il mondo 2.600 personaggi di spicco

ROMA – Sono molti i temi quest’anno al centro del confronto, dalla crisi del debito della zona euro alle rivolte nel mondo arabo, dall’esplosione dei prezzi dei prodotti alimentari alle disuguaglianze sociali. Ma c’è una cosa che mette d’accordo tutti i banchieri: “The eurozone crisis must be fixed, and fast”. La crisi va assolutamente curata e bisogna farlo in fretta.

“Troviamo tutti insieme una buona soluzione e mettiamola in atto subito”, dice Brian Moynihan, ceo della Bank of America Merrill Lynch, passeggiando per i corridoi del suo albergo di Davos. Sulla stessa falsariga, dal dialogo colto al volo tra Vikram Pandit, ceo di Citigroup, e Urs Rohner, chairman di Credit Suisse, si ricava la netta impressione che il sentimento di gran lunga dominante tra i partecipanti al Forum sia la trepidazione per le sorti della crisi.

Nessuno d’altronde tra gli oratori “di prima fascia” si era sottratto al compito di indicare possibili vie d’uscita dal tunnel. Lo aveva fatto per prima proprio Angela Merkel inaugurando il WEF: “L’Ue non ha solo bisogno di austerity, ma sono essenziali anche riforme che portino alla creazione di più posti di lavoro. La gente non crederà all’Europa se la disoccupazione sarà troppo alta. Dobbiamo fare qualcosa e dal passato abbiamo imparato che dobbiamo costruire più Europa”. Dal palco di Davos comunque la cancelliera tedesca non è arretrata di un passo dalle sue posizioni, ribadendo che la Germania non intende partecipare all’aumento del fondo di salvataggio europeo.

Il primo ministro britannico David Cameron, intervenuto oggi, ha invece richiesto un’azione coraggiosa per alimentare la crescita economica in Europa, stimolando la competitività, sviluppando il mercato unico, riducendo la regolamentazione e introducendo occasioni di libero scambio con gli altri paesi. “Questo è un momento di audacia non di cautela”, ha detto Cameron concludendo il suo intervento.

Ma la gravità della crisi che attanaglia le economie più avanzate non ha impedito che a Davos entrasse prepotentemente anche il tema delle disuguaglianze sociali. “Quale migliore occasione per parlare di ingiustizie se non di fronte a una platea composta da coloro che sono considerati i principali responsabili delle disparità economiche mondiali”, ha detto Vikas Oberoi, 42 anni, presidente di Oberoi Realty, il secondo più grande operatore immobiliare indiano, approdato quest’anno per la prima volta a Davos. Gli hanno fatto eco gli interventi dell’ucraino Victor Pinchuk e dell’irlandese Denis O’ Brien.

Anche Bill Gates prendendo la parola a Davos ha detto che la Bill & Melinda Gates Foundation farà una donazione alla sede di Ginevra del Fondo globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, che si aggiungono ai 650 milioni di dollari già donati al fondo negli ultimi dieci anni. Il fondatore di Microsoft ha detto che il suo impegno in occasione del Forum economico mondiale – una calamita per le élite economiche del mondo – ha lo scopo di incoraggiare altri potenziali donatori.”Questi sono periodi di congiuntura difficile, ma questa non può essere una scusa per tagliare gli aiuti ai più poveri del mondo”.

Potrebbero interessarti anche