Italiani pessimisti: il 60 per cento dei giovani vuole lasciare il Paese

studenti1Secondo i dati Eurispes, non c’è fiducia nelle istituzioni, né speranze d miglioramento delle condizioni economiche

ROMA – Il 2011 è stato un anno da dimenticare per gli italiani. La situazione finanziaria delle famiglie è nettamente peggiorata dall’inizio dello scorso anno. Niente fiducia nelle istituzioni, niente speranze in un miglioramento delle condizioni economiche del Paese. I più pessimisti?I giovani in età compresa tra i 25 e i 34 anni, pronti a fare le valigie e a tentare la fortuna altrove. È quanto risulta dal rapporto Eurispes “Italia 2012”, da cui emergono dati allarmanti.

Più precisamente, il 59,8% dei giovani (18-34 anni) si dichiara disponibile a lasciare il Paese, così pure 57,1% tra i 25-34enni. Il dato scende al di sotto del 50% tra i 35-44enni (45,2%) per poi calare in maniera più decisa tra i 45-64enni (35%) e ancor tra gli over65 (20,5%). Sulle motivazioni alla base di un ipotetico trasferimento all’estero, non ci sono dubbi: a prevalere nettamente sono le maggiori opportunità lavorative (22,9%), seguite a molta distanza dalle opportunità più genericamente intese (14,1%) e dal minore costo della vita (11,8%).

Non va meglio per le famiglie. Quasi la metà è costretta a usare i risparmi per arrivare a fine mese. E il traguardo della quarta settimana, per il 45,7% del campione, viene superato con difficoltà crescenti, mentre il 27,3% dichiara di non arrivare a fine mese. La sfiducia dilaga, insieme alla sensazione di impotenza, cioè all’ incapacità o impossibilità di incidere attivamente per migliorare l’attuale condizione, condivisa (spesso 33,8% e sempre 23,9%) dal 57,7%. Circa un terzo dichiara, inoltre, di non sentirsi “mai” né ottimista (35,1%) né sereno (32,8%) guardando al presente dell’Italia. A essere sotto accusa è soprattutto la classe politica. L’unico a tenere ancora è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche se con qualche scossone. I più convinti dell’ultilità dei sacrifici richiesti dal governo Monti per risollevare le sorti del Paese sono gli elettori di centro-sinistra, mentre i meno convinti si dimostrano, rispettivamente, coloro che non hanno saputo indicare un’area politica di appartenenza (45%) e infine gli elettori di destra, che comunque si sono detti abbastanza o molto convinti dell’utilità dei sacrifici nel 44,9% dei casi.

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