I conservatori di musica abbandonati a se stessi

concerto-accademia-santa-cecilia-2012Ancora oggi i titoli di studio in Italia sono nulli. La legge del 1999 a tutela delle accademie delle Belle Arti mai attuata

Nel nostro Paese sono presenti 21 istituti superiori di studi musicali frequentati da quasi 10.000 studenti e in cui operano circa 700 insegnanti. Una legge del 1999, la 508, ridefinì il ruolo e la natura delle accademie di belle arti, stabilendo che alle stesse va riconosciuta, ai sensi dell’articolo 33 della Costituzione, la personalità giuridica e il diritto di darsi ordinamenti autonomi, sedi, autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile.

Tuttavia, nonostante siano trascorsi 12 anni dall’approvazione della legge, l’attuazione della riforma resta incompleta per la mancata emanazione, a tutt’oggi, dei previsti decreti attuativi. Anzi minute pratiche regolamentari (ordinanze, note, circolari, decreti ministeriali) nell’arco di un decennio ne hanno del tutto svuotato il senso e la missione, facendo precipitare le accademie di belle arti e gli istituti superiori di studi musicali (soprattutto quelli dotati di grande tradizione storica), i loro professori e gli studenti in una condizione di grave difficoltà e precarietà di prospettive. Ancora oggi i titoli di studio rilasciati dalle accademie e dai conservatori di musica sono privi di qualsiasi valore legale, in netto contrasto con il sistema internazionale di classificazione dei corsi di studio e dei relativi titoli, creato dall’Unesco.

Nel corso dell’ultimo anno Anci e UPI hanno richiamato più volte l’attenzione del Governo per una concreta soluzione del problema. Il Governo tuttavia, pur riconoscendo la fondatezza e l’urgenza della richiesta, non ha saputo offrire alcuna soluzione data la difficile situazione economica in cui versa la finanza pubblica statale.

Per questi motivi un gruppo di senatori del Pd (primo firmatario Marco Filippi) ha chiesto al ministro dell’Istruzione di sapere quali iniziative intenda intraprendere per restituire alle accademie di belle arti italiane e agli istituti superiori di studi musicali il prestigio e l’onore che la Carta costituzionale rende loro in virtù dell’imponente e grandiosa tradizione storica universalmente riconosciuta, e se non ritenga improrogabile avviare una complessiva riforma del settore. Nelle more delle riforma gli interroganti chiedono un intervento economico urgente da parte dello Stato per scongiurare la reale possibilità di chiusura di questi istituti, ripartendo tra loro gli stanziamenti previsti dal fondo istituito dalla legge n. 183 del 2011.

Potrebbero interessarti anche