Milleproroghe, votata la fiducia alla Camera

CameraTra le novità, in rialzo i prezzi delle sigarette e dietrofront sulle multe sui manifesti abusivi. Risolta questione “esodati”

ROMA – Appena votato alla Camera il voto alla fiducia sul decreto Milleproroghe, mentre il via libero definitivo si avrà martedì prossimo. Il decreto ha subito qualche ritocco da parte delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio dopo che martedì l’aula della Camera glielo aveva rimandato indietro per sciogliere alcuni nodi, tra cui l’aumento dei contributi degli autonomi per coprire i benefici pensionistici per i lavoratori precoci e gli “esodati”.

Fra le varie novità introdotte, spicca il dietrofront dei partiti (Lega, Pdl, Pd e Terzo Polo) sul condono delle multe sui manifesti abusivi da loro stessi affissi. La scorsa settimana, infatti, avevano inserito nel decreto il condono delle salate multe per le affissioni abusive delle forze politiche per invertire successivamente rotta e dire sì a un emendamento del ministro Piero Giarda che cancella tale norma, scritta, oltre tutto, in modo tale da essere incostituzionale: il condono valeva anche per il futuro, fino al 29 febbraio, anche se il decreto sarebbe stato convertito prima di tale data. Altra novità di rilievo, l’aumento del costo delle sigarette: il nuovo prezzo sarà deciso dai Monopoli in modo tale da rendere 15 milioni nel 2013.

Comprese, inoltre, misure in favore degli esuli italiani dalla Libia. In questo tira e molla, il governo è stato battuto su un emendamento Pdl-Udc che proroga fino al 2014 i fondi di 50 milioni annui per gli esuli italiani cacciati dalla Libia nel 1970, decisi nel 2009. La copertura decisa allora e ora confermata consiste in una aliquota del 2 per mille sulle attività dell’Eni in Libia, e il colosso guidato da Scaroni è ricorso alla magistratura, il che rende incerta tale copertura.

Sul fronte pensioni, è stato accontentato il Pdl, contrario all’aumento dei contributi degli autonomi e scontentato il Pd per le modifiche alle pensioni degli “esodati”, vale a dire quei lavoratori che hanno lasciato l’azienda in crisi dopo un accordo pensando di poter andare entro pochi mesi in pensione, ma che dopo la riforma si ritrovano senza di essa e senza lavoro.

La modifica prevede che beneficeranno delle vecchie regole previdenziali quanti sono usciti dall’azienda entro il 31 dicembre; invece la versione precedente faceva si che la platea comprendesse tutti coloro che avevano siglato un accordo prima del 6 dicembre, anche se si dimetteranno nelle prossime settimane. Il Pd, insieme a Lega e Idv, ha subito protestato chiedendo al Senato di tornare al testo precedente.

Altri temi sono stati lasciati in sospeso (Ippica, Ipab, comuni della Puglia alluvionati, ecc) e i relatori, Gianclaudio Bressa (Pd) e Gioacchino Alfano (Pdl) hanno invitato il governo ad affrontarli in Senato.

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