L’Eni, liberato da Snam, fa grandi progetti

Eni_Paolo_ScaroniIl 32,5 per cento di Snam Rete Gas potrebbe andare alla Cassa Depositi e Prestiti per 3,8 miliardi di euro

ROMA – Anche se la separazione da Snam Rete Gas avverrà minimo tra sei mesi, all’Eni si è già entrati nell’atmosfera della “rivoluzione culturale” dettata dalla trasformazione della compagnia in una “oil company” pura. Il decreto Monti sulle liberalizzazioni infatti mette fine ad un “tormentone” industriale che si trascinava da anni e che aveva visto spesso su fronti opposti azionisti e azienda integrata. Oggi dunque festeggiano quelli che avevano reclamato il divorzio, come quell’Eric Knight, amministratore delegato del fondo americano Knight Vinke Asset Management, azionista di Eni con una quota inferiore al 2% del capitale, secondo il quale “la decisione di includere la separazione di Snam Rete Gas da Eni nel decreto sulle liberalizzazioni rende meglio di tante parole il senso di concretezza di questo governo e la sua attenzione alla crescita”.

Mentre però si ridisegna il gruppo intorno alla divisione “Exploration & Production” di Claudio Descalzi, c’è da impostare al meglio l’operazione Snam che impegnerà l’amministratore delegato Scaroni almeno per tutto il 2012. Gli items principali della cessione del ramo trasporto del gas sono innanzitutto quelli dell’individuazione del compratore e della determinazione del prezzo.

Sul primo punto, governo e azienda sono orientati a ripetere l’operazione a suo tempo messa in atto per lo spin-off della rete elettrica dell’Enel da cui nacque Terna. Se questa fosse la scelta definitiva, la Cassa Depositi e Prestiti sarebbe l’acquirente naturale del 32,5% di Snam attualmente posseduto dall’Eni, che a quel punto conserverebbe ancora il 20% della società ceduta, così come recita il decreto sulle liberalizzazioni che ha sancito la separazione. Che poi il gruppo guidato da Scaroni un domani possa cedere a qualcun altro anche questo residuo tesoretto è tutto un altro discorso, al momento assolutamente prematuro (anche se c’è qualcuno, come Vito Gamberale, che già scalpita).

Anche sul prezzo le idee sembrano abbastanza chiare. Per il 32,5% di Snam, Eni potrebbe intascare qualcosa come 3,8 miliardi di euro (altrettanti circa potrebbero arrivare da un’eventuale cessione della quota nella portoghese Galp), ma soprattutto consentirebbe di “deconsolidare” il bilancio Snam con i suoi 12,2 miliardi di debiti, sul totale di 25,5 miliardi dell’intero gruppo. E il grande “spolvero” finanziario ritrovato già fa venire l’acquolina in bocca agli azionisti dell’Eni che, a separazione compiuta, spererebbero in un dividendo straordinario. Di sicuro aumentano le disponibilità per finanziare gli investimenti nei grandi giacimenti in Mozambico o in Kazakhstan che potrebbero realisticamente portare il gruppo petrolifero italiano all’ambizioso traguardo dei due milioni di barili al giorno

Di certo per il momento c’è che il titolo Eni in Borsa fa faville.

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