Italianità, la speranza di un cambiamento in scena al Maxxi

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Le installazioni di quattro giovani artisti esposti al Museo delle arti del XXI secolo.

 

Sono esposti al Maxxi i lavori dei quattro finalisti della seconda edizione del Premio Italia Arte Contemporanea.

Una giuria internazionale composta da Elena Filipovic (curatrice al Wiels Contemporary Art Center di Bruxelles), Udo Kittelmann (direttore dei Musei statali di Berlino), Anna Mattirolo (direttore del Maxxi Arte), Jessica Morgan (curatrice della Tate Modern di Londra) e dall’artista Luigi Ontani, che li ha selezionati tra 15 candidature, deciderà chi sarà il vincitore. Nel frattempo si possono vedere i progetti site-specific di Giorgio Andreatta Calò, Patrizio Di Massimo, Adrian Paci e Luca Trevisani. Plaudiamo a questa iniziativa che riguarda la produzione, da parte di un’istituzione pubblica, di lavori di giovani artisti che andranno poi a far parte delle collezioni del Museo.

Il tema è quello dell’italianità e del museo con la sua architettura così vincolante. Ogni artista ha scelto un luogo nella galleria 5 disponendosi ad un dialogo. Calò ha proposto una riflessione sul tempo e sul paesaggio capovolgendo e facendo riflettere nell’acqua l’immagine della città esterna al museo, una immagine non della Roma monumentale, ma quella banale del quartiere Flaminio. Ci riporta la realtà in forma di proiezione.

Di Massimo ci pone davanti ad un teatrino in cui è proiettato un video che illustra “La Scarsuola”, un progetto architettonico di Tommaso Buzzi a Montegiove con musiche dalla Turandot di Puccini. Un teatro, una scenografia, un’opera, frammenti di creatività italiana, che dialogano tra loro.

Adrian Paci ci propone alcuni video in cui si sottolinea la complessità e il fascino del rito di stringersi la mano. Paci si rivolge alle usanze del suo paese di origine, l’Albania, per riscoprire l’uomo antico, ci riporta ad un viaggio iniziatico per farci cambiare prospettiva di visione.

Trevisani propone una installazione ambientale in cui video, scultura, forme e suoni dialogano fra loro. Un dialogo fra generi che mostrano le infinite possibilità di comunicazione.

Al confronto con i lavori dell’anno passato, più duri, più impegnati, tutti rivolti a considerare l’arte come conoscenza unica soluzione per guardare al futuro, questi mostrano una speranza, una illusione di trovare nel dialogo fra uomini, riti, territori diversi e incontri tra creatività, la speranza di un cambiamento.

(Maria Grazia Tolomeo)

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