Un fondo di 600 milioni per le Pmi del Lazio

soldi-sliderAccordo tra Unindustria e Banca Intesa San Paolo come chiave di volta per la ripresa dello sviluppo del Paese

ROMA – L’accordo tra Unindustria e la Banca Intesa Sanpaolo, appena stipulato, si inserisce nel panorama più generale degli attuali rapporti tra le imprese (in particolare quelle medie e piccole) e gli istituti di credito. Un rapporto problematico che rappresenta tuttavia una delle chiavi di volta, imprescindibili, per la ripresa dello sviluppo del Paese.

Nel caso specifico, l’intesa firmata dal presidente degli industriali laziali, Aurelio Regina, e il direttore regionale di Banca Intesa, Antonio Nucci, si colloca in un certo senso a monte dell’erogazione materiale del credito alle Pmi e mira proprio a preparare il terreno perché domanda e offerta di finanziamenti possano svilupparsi nella maniera più organica possibile.

Vediamo in concreto che cosa significa, per non ricadere nell’ennesimo “protocollo” che poi nel tempo finisce per non servire a niente e a nessuno. In questo caso l’accordo si propone, pragmaticamente, di intensificare i rapporti banca-impresa in alcuni ambiti strategici, come il potenziamento dell’attività di dialogo, l’individuazione di specifiche aree di intervento, la valorizzazione del territorio.

Un fondo di 600 milioni di euro viene stanziato dalla Banca a supporto della collaborazione per far crescere la dimensione delle imprese, sviluppare il loro capitale umano, introdurre la sostenibilità energetica quale fattore essenziale di sviluppo. Sono queste le aree strategiche ed innovative del nuovo accordo, che si declinano in linee di intervento di finanza straordinaria, razionalizzazione organizzativa e applicazione delle tecniche manageriali di ottimizzazione della catena del valore, sostegno alla formazione dei dipendenti, al welfare aziendale e allo sviluppo occupazionale, finanziamenti e consulenze per una maggiore efficienza energetica ed eco-sostenibilità dell’azienda.

Un processo come quello delineato nell’accordo aiuterà le imprese della Regione a crescere e ad evitare il credit crunch che le minaccia sempre più da vicino? Indubbiamente fissa un percorso che, se attuato concretamente, potrebbe agevolare il conseguimento di quell’obiettivo che gli imprenditori considerano non più solo come un elemento limitante lo sviluppo dell’impresa, ma piuttosto come un fattore legato alla loro stessa sopravvivenza.

A questo fine la strumentazione contenuta nell’accordo prevede che, ad integrazione dello strumento diagnostico di autovalutazione finanziaria e del simulatore del profilo di rischio prospettico dell’impresa, già previsti in precedenti accordi, si aggiunga un nuovo strumento in grado di elaborare prospettive macroeconomiche, analisi di settore, posizionamento dell’azienda, potenziali aree di sviluppo. E’ la “presentazione commerciale” che, nelle intenzioni delle parti, aiuterà ad implementare il dialogo tra le imprese e il mondo del credito.

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