Rai nella bufera alla vigilia del cda

cavallo-rai-mazzini-SLIDAl centro del contendere, al riconferma di Maccari al Tg1, fortemente sostenuta da Lorenza Lei, e la nomina di Casarin al Tgr, dietro cui ci sarebbe un accordo Pdl-Lega. Insorge il Pd, “no comment” di Garimberti

ROMA – Si preannuncia come una vera e propria battaglia tra i poli il Consiglio di amministrazione della Rai, in programma domani a Viale Mazzini. La vigilia è avvelenata da ipotesi e attacchi reciproci, minacce e denunce. Come quella del leader dell’associazione “Articolo 21”, Giuseppe Giulietti, che ha puntato il dito contro un presunto accordo tra Pdl e Lega per la spartizione di alcune testate. Per questo l’incontro del 31 gennaio rischia di risolversi in un nulla di fatto, o, peggio, di rendere ancora più pesante l’aria nell’azienda televisiva pubblica del nostro Paese.

Al centro del contendere, la riconferma di Alberto Maccari alla guida del Tg1 e altre nomine Rai, mentre i partiti continuano a confrontarsi con l’ipotesi di un commissariamento dell’azienda pubblica radio-tv. Il direttore generale Lorenza Lei sembra infatti propensa a proporre al Cda al timone del telegiornale più seguito della Rai Alberto Maccari, già nominato “a tempo” lo scorso 13 dicembre, dopo l’uscita di scena di Augusto Minzolini, rinviato a giudizio per peculato per una serie di acquisti privati fatti con la carta di credito aziendale. In particolare, la Lei ha proposto all’attuale direttore del Tg1, che sarebbe dovuto andare in pensione il prossimo febbraio, un contratto a tempo determinato, con facoltà di recesso per l’azienda senza penali né oneri aggiuntivi.

Dopo che a Viale Mazzini erano circolati i nomi di Mario Calabrese, attuale direttore de “La Stampa”, e di Mario Orfeo, ex Tg2 oggi a “Il Messaggero”, per la nuova nomina, l’idea della Lei ha agitato, per usare un eufemismo, gli animi degli altri membri del Consiglio. Una decisione dietro cui alcuni esponenti del Pd, come Rizzo Nervo, che ha accusato l’Ad di “mancanza di autonomia”, vedono lo zampino di Pdl e Lega.

Anche se la nomina “politica”, in verità, sarebbe un’altra. Si tratta della candidatura di Alessandro Casarin, vicino alla Lega, alla direzione del Tgr, la testata da cui dipendono tutte quelle regionali della Rai, di cui è attualmente condirettore. Una posizione strategica, ancor più con una tornata di elezioni amministrative alle porte.

Si trincera dietro un “no comment” il presidente Paolo Garimberti. Fonti aziendali a lui vicine, tuttavia, non nascondono una sua forte irritazione, visto che già nel pre-consiglio di martedì scorso si era pronunciato contro un’ulteriore proroga dell’incarico a Maccari. Un’incognita, poi, è rappresentata anche dagli altri consiglieri, come Angelo Maria Petroni, nominato dal Tesoro, da sempre contrario a incarichi a chi raggiunge l’età della pensione o, sul versante dell’ex opposizione, di Rodolfo De Laurentiis, visto che in Rai si parla di una delle due vicedirezioni della Tgr da affidare all’Udc.

Si potrebbe assistere dunque ad un voto a stretta maggioranza, per cinque a quattro, sulla direzione del Tg1, peraltro col voto decisivo di Antonio Verro appena eletto parlamentare del Pdl. In caso di parità il voto del presidente vale doppio.

Ad aumentare le polemiche intorno al colosso di Viale Mazzini, anche le ipotesi di commissariamento e privatizzazione, sposate da alcune forze politiche. “È ora di mettere un freno alla progressiva distruzione di una società pubblica. Spero che il cda non consenta questa deriva”, aveva dichiarato qualche giorno fa il leader dei democratici, Pierluigi Bersani, chiedendo un’iniziativa da parte dell’esecutivo Monti, per cambiare la governance aziendale. Contrario il Pdl. “E’illegale”, ha tuonato Gasparri. Ma sfavorevoli ad una privatizzazione della Rai sono anche i rappresentanti di sindacati e organismi dei giornalisti, dall’Usigrai alla Cassa mutua Casagit, passando per l’Ordine dei giornalisti, la Fnsi e l’Istituto di previdenza, che hanno inviato una lettera al premier.

Insomma, è un inizio d’anno davvero difficile per l’azienda, che deve anche fare i conti con l’insoddisfazione del pubblico per alcune scelte, considerate “poco giuste” in un periodo a cui è chiesto a tutti di fare sacrifici per risollevare le sorti del Paese. È partita infatti da facebook la protesta per i compensi d’oro riconosciuti ad Adriano Celentano per la partecipazione al prossimo festival di Sanremo (si parla di 300 mila euro) o a Gianni Rivera e Bobo Vieri per le penose performance a “Ballando sotto le stelle” dove i cachet sarebbe addirittura tripli.

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