Casta, 1300 euro non un taglio ma un mancato aumento

camera-dei-deputatiLa busta paga dei deputati non subirà reali decurtazioni. L’aumento di 1300 euro lordi sarà spostato in un Fondo

ROMA – Ci sono quelle occasioni nella vita in cui gioiamo ingenuamente di una cosa per poi apprendere, poco dopo, che le cose non stanno effettivamente come pensavamo e tutto sommato non c’è poi tanto di cui rallegrarsi. Un po’ come quando compri un capo in saldo all’outlet di una grande boutique e provi uno stato di esaltazione per aver risparmiato il 50% sul prezzo originale. Poi, ti balena come un lampo la terribile evidenza che hai speso comunque una cifra spropositata e tutte  le storielle della commessa sull’affarone che hai fatto ti si profilano, con una fitta al cuore di sgomento e frustrazione, per quello che sono: una gigantesca presa in giro.

Oggi ci sentiamo un po’ così. A buon diritto. L’ultima storiella che ci viene raccontata è quella dei tagli agli stipendi della politica. Si apprende che gli stipendi dei deputati sono stati tagliati di 1300 euro lordi al mese. In prima battuta, ci pare una splendida notizia, quasi un risarcimento per tutte le pene che paghiamo noi comuni mortali. Lì per lì non ci sfiora neanche il pensiero che il taglio non sia un effettivamente un taglio, che 1300 euro lordi siano in realtà 700 netti e che quei soldi, infine, non siano risparmiati ma semplicemente spostati da un’altra parte. Perché così è.

Vediamo perché. In pratica, il passaggio dal sistema retributivo al contributivo per il calcolo del vitalizio, si sarebbe tradotto in 1300 euro al mese in più in busta paga dei deputati, a causa dei differenti criteri di tassazione. Enorme l’impatto mediatico prevedibile: un aumento del genere sarebbe stato molto difficile da spiegare agli italiani, sottoposti ad alti sacrifici, molto difficile da giustificare, in generale, in questa congiuntura. Di conseguenza, è stato scongiurato grazie a un taglio di pari importo. È bene sottolineare, quindi, che quello che ci vogliono far passare per un taglio è, in realtà, l’annullamento dell’ennesimo ingiustificabile privilegio politico che avrebbe scatenato, quanto meno, una grossa indignazione generale.
Quei 700 euro netti al mese che stavano per andare a rimpolpare le tasche dei deputati, andranno però a rimpolpare un fondo a disposizione della Camera. Fondo che, a quanto pare, dovrebbe crescere di 819mila euro al mese. Per far cosa? Per far fronte a spese straordinarie e ricorsi, dicono. E noi stiamo tutti più tranquilli.

Altro punto della questione, il rimborso spese ai collaboratori parlamentari. Meglio noti come portaborse. L’Ufficio di Presidenza della Camera si è impegnato a predisporre i deputati questori per arrivare ad un provvedimento da approvare nel corso dell’attuale legislatura in modo da poter essere applicato a partire dal prossimo mandato parlamentare. “I parlamentari potranno disporre per il 50% del trattamento forfettario e per il restante 50% si dovrà documentare come spende il denaro: o assumendo un collaboratore (attenendosi però a delle regole che verranno stabilite) oppure pagando convegni e l’attività politica rendendo conto nel dettaglio le spese che sostiene” ha dichiarato il vice presidente della Camera, Rocco Buttiglione. 50 + 50 fa sempre 100, se la matematica non è un’opinione. Anche in questo caso, quello che viene millantato per un risparmio è in realtà una richiesta di giustificazione delle spesa che dovrebbe essere assolutamente scontata.

La vera sforbiciata arriva con l’approvazione dello schema di provvedimento sui limiti massimi degli stipendi dei dipendenti pubblici, stabilendo che nessuno potrà superare il trattamento economico complessivo del primo Presidente della Corte di Cassazione. E questo senza deroghe per nessuno, come invece previsto nel decreto “Salva-Italia”. L’obiettivo, secondo il premier Mario Monti, è quello di “eliminare o quanto meno ridurre gli sprechi connessi alla gestione degli apparati amministrativi”.
Con il tetto agli stipendi dei manager arriva anche il taglio alle indennità dei vertici istituzionali: la Camera ha infatti deciso che verrà tagliata del 10% l’indennità di carica. Si tratta di quella voce di stipendio in più, derivante dal maggior carico di lavoro, percepita da “figure apicali”, come il presidente della Camera, i vicepresidenti, i questori e i presidenti di commissione.

Infine, un’importante novità è quella che riguarda i vitalizi: l’Ufficio di presidenza della Camera ha infatti stabilito che “per quel che riguarda i vitalizi dei deputati si passa dal sistema retributivo a quello contributivo”. Stesso passaggio varrà per i dipendenti della Camera. Buttiglione assicura che la decisione “è assunta in maniera definitiva”.
Morale della favola, dovremmo rallegrarci non perché è stato compiuto un vero e proprio taglio alla Casta, ma perché è stato scongiurato un ennesimo sberleffo ai cittadini.
Sentiti ringraziamenti, dunque.

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