Consiglio Ue, chi si accontenta gode

Monti_Merkel_SarkozyIl vertice dei capi di Stato approva solo il rigore dei conti pubblici della Germania. Rimandata a marzo la crescita

 

 

ROMA – Il presidente del Consiglio Monti si è detto “molto soddisfatto” per i risultati raggiunti nel vertice dei capi di Stato e di governo riuniti ieri a Bruxelles. Per la verità, a leggere il verbale della riunione si fa un po’ fatica a capire il motivo di tanta soddisfazione. Il risultato del vertice infatti è uno solo: l’approvazione del “fiscal compact”, cioè il nuovo ordinamento dei conti pubblici ispirato a criteri di rigido rigore. Il commento a caldo di uno dei negoziatori presenti al summit è stato: “Questo voleva la Germania e questo ha ottenuto”.

Dal 1° gennaio 2013 tutti i 25 governi sottoscrittori del patto (Gran Bretagna e Repubblica Ceca si sono chiamati fuori) dovranno garantire un disavanzo massimo dei loro bilanci non superiore allo 0,5% del Pil e dovranno inserire tale limite nelle rispettive carte costituzionali. Se non lo rispetteranno scatteranno sanzioni semi-automatiche con multe fino allo 0,1% del Pil.

Ma non è il vincolo più pesante. E’ stato confermato infatti l’obbligo di ridurre di un ventesimo all’anno la parte del debito eccedente il 60% del Pil. Per l’Italia, che ha un fardello di 1.900 miliardi di euro sulle spalle, pari all’incirca al 120% del Pil, questo significa che ogni anno calerà sulla nostra testa una mannaia di oltre 45 miliardi di euro. Per addolcire il pillolone, l’Ue potrà prendere in considerazione particolari “fattori rilevanti” per attenuare di volta in volta la manovra del debito.

Questo è ciò che è stato deciso dal Consiglio dei capi di Stato. Ma quello che non è stato deciso è quasi peggio. Non si è parlato infatti dell’Esm, il nuovo fondo salva stati che entrerà in vigore a luglio, rimandando la decisione sulla sua dote finanziaria al prossimo Consiglio di marzo. E soprattutto non è stato neppure sfiorato il tema della crescita economica e dell’occupazione nei paesi Ue, destinate anzi a peggiorare ulteriormente sotto il peso della recessione incombente, aggravata dalle misure di bilancio (come prevedono le stesse agenzie di rating).

L’unico provvedimento annunciato dal presidente della Commissione Ue, Barroso, è quello dell’invio in Italia, come in altre sette capitali europee, di funzionari comunitari per “aiutarci” nella riprogrammazione dei fondi sociali non spesi. A molti è sembrata una forma di “tutela dolce” del nostro Paese, che Monti pare abbia cortesemente rimandato al mittente e che invece il ministro Fornero ha accolto ieri sera in nome della collaborazione comunitaria.

Di fronte ad un quadro così composto qualsiasi soddisfazione appare obiettivamente eccessiva. Si può tutt’al più sospendere il giudizio fino alla prossima riunione di marzo quando, sciolto probabilmente il nodo greco, si potranno affrontare i nodi veri della politica economica e finanziaria europea, sempre che la cancelliera Angela Merkel, incassata la garanzia sui bilanci, sia disposta a dare una mano allo sviluppo.

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