Maccari confermato al Tg1: si spacca il cda della Rai

Lorenza_LeiCasarin, vicino alla Lega, al Tgr. Nino Rizzo Nervo si dimette dal consiglio. Lei: “Scelte in autonomia”

ROMA – Non ha smentito le aspettative, che lo volevano simile ad un campo di battaglia, l’incontro del Consiglio di amministrazione della Rai. Ieri pomeriggio, nelle stanze di Viale Mazzini, si sono consumati drammi, addii e scelte che hanno già dato molto da discutere agli esponenti politici di entrambi i poli.

Come si preannunciava alla vigilia, il cda ha riconfermato, rinfocolando ulteriormente le polemiche dei giorni scorsi, al timone del Tg1 Alberto Maccari. A capo del Tgr, invece, ci sarà Alessandrò Casarin, vicino alla Lega, già condirettore della testata che riunisce i telegiornali locali d’Italia. Un ruolo strategico, perché coordina tutte le sedi della tv di Stato.

Ex giornalista della Rai, dal 2009 già direttore della sezione dei telegiornali regionali dell’azienda radio-televisiva pubblica, Maccari, 64 anni, che sarebbe dovuto andare in pensione qualche giorno fa,  aveva sostituito temporaneamente dallo scorso dicembre alla guida del Tg1 Augusto Minzolini, rimosso dall’incarico a causa di un rinvio a giudizio per peculato per aver utilizzato impropriamente una carta di credito aziendale. La nomina a direttore del Tg1 è temporanea ed è subordinata a una proroga del suo contratto fino al 31 dicembre 2012. La sua riconferma, osteggiata dalla componente del Consiglio vicina al Partito Democratico, che aveva gridato ad un presunto accordo tra Pdl e Lega, verrà però ricordata come il primo caso di direttore scelto soltanto da una parte del cda. Cioè dal centrodestra. Una coincidenza, forse, la risposta data dallo stesso Maccari che, vittima di uno scherzo della trasmissione radiofonica “La Zanzara” su Radio24, aveva confidato ad un finto Umberto Bossi: “Lei sa che può contare su un amico”.

A favore della nomina, proposta dal direttore generale Lorenza Lei, hanno votato Antonio Verro, Guglielmo Rositani, Angelo Maria Petroni, Giovanna Bianchi Clerici e Alessio Gorla. Contro si sono espressi il presidente Paolo Garimberti e i consiglieri Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentiis. Proprio Garimberti ha commentato le decisioni prese del cda con rabbia e delusione. “Questa governance condanna la Rai all’ingovernabilità”, ha dichiarato, appellandosi anche alle istituzioni e all’azionista, il Tesoro.

Ma la vera novità sono le dimissioni di Nino Rizzo Nervo dopo questo voto sul pacchetto di nomine proposto dal direttore generale Lorenza Lei, che ha detto di “rivendicare in autonomia le proprie scelte”. Il deputato del Pd nei giorni scorsi aveva sostenuto l’illegittimità della nomina di Maccari a direttore poiché la Rai, con una delibera, aveva deciso di non affidare incarichi dirigenziali ai pensionati. Inoltre il suo addio apre di fatto un nuovo scenario anche in vista del rinnovo del Cda, in scadenza alla fine di maggio. Di segno opposto, la decisione presa in serata da Antonio Verro di dimettersi dal Pdl. Dopo la scelta del deputato Adriano Paroli di optare per l’incarico di sindaco di Brescia, Verro era stato proclamato il 17 gennaio scorso: da allora non si sono fermate le polemiche sull’incompatibilitá con l’incarico ricoperto a viale Mazzini. «Ieri sera mi sono dimesso da deputato», conferma Verro. Oggi Montecitorio ha deciso di accogliere la sua richiesta.

Tensione nel mondo politico dopo le decisioni prese a Viale Mazzini: Pierluigi Bersani ha detto che queste decisioni “stanno distruggendo l’azienda” e che “non staremo di certo fermi davanti a coloro che vogliono ciò”. Sulla stessa scia anche Antonio Di Pietro (Idv) e Nichi Vendola (Sel). Di parere contrario il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che ha commentato: “Bersani usa sulla Rai il linguaggio della minaccia e della protervia. La smetta. Rispetti le decisioni del consiglio di amministrazione, rilegga le sentenze della Corte Costituzionale e si renda conto che la sua arroganza non lo porterà da nessuna parte”.

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