L’accoppiata vincente Caputi – Mastrapasqua

Cartello_vendesiIl secondo è stato nominato presidente del fondo immobiliare del primo, protagonista di grosse vicende immobiliari


ROMA – Nel nostro piccolo giornale davamo ieri la notizia della nomina di Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, a presidente del fondo IDeA Fimit sgr. L’informazione è scivolata via nelle grandi redazioni: in fondo per un collezionista di cariche come Mastrapasqua (questa è la 25°, extra Inps) che vuoi che sia una poltrona in più o in meno.

Noi invece, ingenui cronisti dei fatti cittadini, abbiamo fatto un salto sulla sedia. Come è possibile – ci siamo chiesti – che il presidente di un Istituto che ha il più grande patrimonio immobiliare italiano, stimato 1,5 miliardi di euro, e che dal 2009 sta tentando inutilmente di creare un proprio fondo immobiliare, vada a presiedere una società privata riferibile a Massimo Caputi, la cui missione specifica è proprio quella della gestione di fondi immobiliari chiusi. E lo fa lo stesso giorno, il 19 gennaio scorso, in cui il predecessore, l’avvocato Crescimbeni, ex presidente Inpdap, si è dimesso “con decorrenza immediata” (uno dei fondi della Fimit, il Beta, è nato il 1° gennaio 2004 proprio dal conferimento del patrimonio immobiliare dell’Inpdap).

Ora, che Massimo Caputi sia un uomo d’onore nessuno lo mette in dubbio. Ma che sia anche coinvolto da anni in tutte le principali vicende immobiliari di questo Paese è altrettanto indubbio. Tanto per cominciare dall’ultimo episodio in ordine di tempo, di poche ore fa soltanto, quando il suo fondo Omega ha venduto un palazzo in via della Stamperia a Roma al senatore Riccardo Conti per 26,5 milioni di euro e da questi rivenduto lo stesso giorno per 44 milioni all’Enpap, l’ente di previdenza degli psicologi.

La Procura della Repubblica di Roma ha deciso di aprire un fascicolo sulla “riffa miracolosa”. Potrebbe trattarsi per Caputi soltanto di un piccolo incidente di percorso, in cui gli è già capitato di incorrere in passato, come quella volta che fu trovato con 45.000 euro in contanti, “per pagare i contadini di una sua tenuta agricola”, o quando la Consob contestò alla sua Fimit sgr una serie di addebiti, tra cui la disponibilità di consistenti somme liquide che gli valsero una richiesta di 690 mila euro da parte della Banca d’Italia.

Ma torniamo a Mastrapasqua il cui palmares di incarichi non deve essere solo un hobby da collezionista. Lo troviamo per esempio presidente della Quadrifoglio Real Estate Srl, appartenente al gruppo Fintecna immobiliare, destinata a svolgere un ruolo importante nella dismissione del patrimonio pubblico. Quella stessa Fintecna che detiene il 50 per cento delle quote della Progetto Alfiere SpA, insieme alla Lamaro dei fratelli Toti, alla Astrim di Alfio Marchini, all’immobiliare Fondiaria Sai fino a ieri di Salvatore Ligresti e, come il prezzemolo, al fondo immobiliare Fimit di Massimo Caputi.

Continuando a sfogliare consigli di amministrazione e collegi sindacali di società immobiliari e imprese di costruzione si finirebbe col ricomporre un puzzle di interessi e intrecci azionari dal profilo non sempre trasparente. Tanto che da più parti si sollecitano il Governo e gli organi i controllo ad attivarsi per evitare che incarichi delicati siano affidati a personalità che si trovano in situazioni, anche potenziali, di conflitto di interesse e che abbiano evidenziato prossimità ad interessi particolari ed affari, come quello della Stamperia, di cui vanno ancora chiariti tutti i risvolti. Il fatto che tutti questi appelli cadano sistematicamente nel vuoto è inquietante.

 

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