La salute dei cittadini è in lista di attesa

MedicoDieci mesi per un’ecografia, otto per una visita ortopedica. Nella sanità pubblica i tempi possono essere mortali 

ROMA – Prenotare un’ecografia in qualunque ospedale del Lazio si può, ma bisogna attendere sette mesi (fino a dieci al San Filippo Neri). Basta però pagare 60 euro e in due giorni privatamente si riesce a farla. Succede a Roma e in molte altre città del Paese, da nord a sud indistintamente.

I tempi d’attesa delle prestazioni sanitarie si confermano un tallone d’Achille della sanità pubblica. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata sul numero di febbraio di Test Salute, nella quale si è cercato di prenotare in strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate (di Milano, Torino, Roma, Napoli e Bari), due esami diagnostici (gastroscopia ed ecografia dell’addome) e due visite specialistiche (oculistica e ortopedica).

Le conclusioni sono a dir poco pessimistiche. Se si è pronti a pagare, le attese si riducono a pochissimi giorni, sia che si scelga una struttura privata sia che si opti per gli ospedali pubblici, dove intramoenia i medici, fuori dai normali orari di lavoro, garantiscono prestazioni a pagamento, utilizzando spazi e strutture della azienda ospedaliera. Se invece ci si può permettere solo il ticket – e a volte neanche quello – la salute può attendere. Perché chi bussa al Servizio sanitario nazionale deve mettere in conto tempi biblici prima di vedersi aprire la porta. L’alternativa dunque è mettere mano al portafoglio.

Eppure il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa per il triennio 2010-2012 prevede tempi certi e ragionevoli da rispettare per visite, esami e interventi chirurgici.

In particolare vengono puntati i riflettori su 58 prestazioni a più alto rischio di ritardi, che diventano “sorvegliate speciali”, tra cui le quattro scelte per l’inchiesta: devono essere garantite nei tempi massimi fissati nella regione (massimo entro 30 giorni le visite specialistiche e 60 giorni gli esami diagnostici) al 90% dei cittadini che ne faranno richiesta.

Sono numerosi però i casi di sforamento dei tempi rilevati dall’inchiesta, oltre a tante altre inadempienze: liste bloccate, inviti a chiamare nei giorni successivi perché le prenotazioni sono sospese, impossibilità di prenotare telefonicamente. E poi c’è il problema delle convenzioni sospese con il Servizio sanitario nazionale, ragion per cui in alcuni ospedali e ambulatori è possibile sottoporsi a esami e visite solo privatamente, cioè a pagamento.

A Roma i tempi medi per tutte e quattro le prestazioni selezionate sforino sempre, e di molto, i limiti di attesa previsti. Deprecabile anche la chiusura della prenotazioni (in un paio di ospedali).

Per ottenere un appuntamento basta chiamare il numero verde del Cup (Centro unico di prenotazione), che collega telematicamente le strutture sanitarie di una o più Asl, o per chi vuole e ha una connessione internet, può effettuare la prenotazione online. Si può infine andare di persona allo sportello nei centri Cup e in alcuni casi nelle farmacie.

I Cup devono fare in modo di fissare il primo appuntamento per le visite specialistiche entro 30 giorni e quello per gli esami diagnostici entro 60 giorni, in almeno in una struttura. Se non si indica al Cup una struttura sanitaria specifica, è lo stesso centro di prenotazione a segnalare quella che è disposta a eseguire la prestazione ambulatoriale in tempi più ristretti. Ma il rischio è di finire fuori città, negli ambulatori nelle cittadine di provincia, dove ovviamente l’attesa è minore.

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