L’avanguardia americana 1945-1980 al Palazzo delle Esposizioni

Pollock

La mostra del “Guggenheim” documenta i grandi momenti della cultura artistica statunitense del dopoguerra. Dall’Espressionismo alla Pop art, dal minimalismo al fotogiornalismo

Si inaugura al Palazzo delle Esposizioni la prestigiosa mostra “Il Guggenheim. L’avanguardia americana 1945-1980” che documenta alcuni grandi momenti della cultura artistica statunitense. Il Guggenheim, per noi, significa il meraviglioso Museo di Wright a New York e la importante collezione di Peggy Guggenheim a Venezia. In realtà è molto di più.

Ha infatti rappresentato il progetto di un grande industriale ebreo, Solomon R. Guggenheim, di realizzare, negli anni trenta, una collezione d’arte moderna concretizzato nel 1937 con la nascita della Fondazione che doveva “promuovere, incoraggiare, educare all’arte e illuminare il pubblico”. Progetto portato poi avanti con grande fervore dalla nipote Peggy che inizia collezionando l’arte surrealista e astratta, finanzia con grande occhio critico i lavori di artisti unici come Robert Motherwell, Jackson Pollock e Mark Rothko e si conclude con la costituzione del Museo sul Canal Grande di Venezia, aperto al pubblico nel 1951.

La Fondazione, con il mitico direttore Thomas Krens, continua uno straordinario programma di espansione, che va dall’ampliamento e restauro del Museo di New York con l’annessione di un grande edificio contiguo, all’acquisto della collezione di Panza di Biumo tutta centrata sull’arte minimalista e concettuale, alle numerose donazioni tra cui quella della Fondazione Mapplethorpe, fino all’inaugurazione, nel 1997, del Museo di Bilbao progettato da Frank Gerhy e del Deutsche Guggenheim di Berlino progettato da Richard Glukman. Nel 2000 infine sancisce un accordo con il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Si deve dunque ad una grande visione strategica, che consiste nel portare a conoscenza del mondo le prestigiose collezioni, l’arrivo a Roma di questa mostra straordinaria che permette di vedere da vicino i capolavori dell’arte americana con una selezione accuratamente ordinata per sezioni da Lauren Hinkson. Le sale del Palazzo delle Esposizioni si prestano magnificamente ad una lettura di opere che hanno esercitato una grande  fascinazione nell’intero mondo artistico, ma soprattutto in quello italiano, per la possibilità che offrivano di uno sguardo verso il  futuro.

Nella prima sezione dedicata all’Espressionismo astratto, spiccano i nomi di Franz Kline, Mark Rothko, Willem de Kooning, Adolf Gottlieb, Clyfford Still, Jackson Pollock (con ben sei dipinti molto raramente visibili nelle rassegne internazionali), Frank Stella, Ellsworth Kelly e Kenneth Noland. Tra tutti spicca de Kooning per quel suo trascinarci in un ingorgo profondo di colori spezzati ed energici.

La Pop Art è il tema della seconda sezione (ricordiamo che la Pop sbarcò alla Biennale di Venezia calamitando l’interesse di tutto il mondo europeo) con opere di Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Alaes Oldenburg, James Rosenquist e Mel Ramos. Tra questi lavori  un particolare risalto deve essere dato alla monumentale tela di Rauschenberg “Barge” del 1962-63 in cui è visibile il processo serigrafico utilizzato dall’artista per trasferire direttamente sulla tela le immagini trovate.

La terza sezione è consacrata al Minimalismo, Postminimalismo e Concettuale con i lavori di Robert Morris, Dan Flavin, Carl Andre, Donald Judd, Lawrence Weiner molti dei quali provenienti dalla prestigiosa collezione dell’italiano Panza di Biumo.

L’ultima sezione dedicata al “Fotogiornalismo” raggruppa i pittori dell’iperrealismo che rappresentano una continuità culturale con i popartisti per quel voler approfondire sempre più una realtà mobile, sfuggente, indefinita, incomprensibile, con la tecnica di dipingere ossessivamente i particolari di una visione, diventata panoramica, fotografica e cinematografica.

Maria Grazia Tolomeo

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