Calcioscommesse, Iacovelli torna in libertà

cassano_calcioscommesse_2L’ex portiere del Piacenza Cassano nega le accuse di Doni e Gervasoni. Andrea Masiello di nuovo nei guai

ROMA – Continuano gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta “Last Bet” sul calcioscommesse. Ieri pomeriggio è stata la volta di Angelo Iacovelli, l’ausiliario 44enne di Bari, che per quattro ore ha parlato davanti al Gip Guido Salvini e al pm Roberto Di Martino, raccontando la verità sulle presunte combine. Un resoconto che gli inquirenti hanno definito “dettagliato e molto soddisfacente”, ma che non collimerebbe con le dichiarazioni rilasciate da Andrea Masiello, ex terzino del Bari oggi all’Atalanta, due settimana fa. Proprio per premiare il suo atteggiamento collaborativo, Iacovelli è stato scarcerato. Secondo Iacovelli, a truccare le partite erano gli stessi calciatori, Masiello in primis. I match sospetti sarebbero inoltre molti di più di quelli già presi in considerazione. I referenti degli atleti non erano però soltanto affiliati al clan degli “zingari”, ma pare si vendessero anche ad altri gruppi. A questo punto è probabile che la Procura di Cremona voglia risentire Masiello e qualche altro giocatore del Bari.

Prima di lui, ha scelto la strada della negazione assoluta Mario Cassano. L’ex portiere del Piacenza, arrestato sabato mattina nell’ambito dell’inchiesta sul calcio scommesse, è stato interrogato ieri dal Gip di Cremona dopo essere stato tirato in ballo sia da Doni che da Gervasoni.

“Non ho mai conosciuto Cristiano Doni”: così l’estremo difensore della squadra emiliana ha tentato di sconfessare alla base le accuse che lo vedevano in accordo con l’ex capitano dell’Atalanta sull’ormai celebre match del 19 marzo 2011. Cassano, infatti, in quell’occasione avrebbe segnalato a Doni dove tirare il rigore, evitando di parlarlo. Ora il portiere dichiara recisamente di non aver mai avuto a che fare con chi ha puntato il dito contro di lui.

Rapida la replica dell’atalantino: “sette giorni prima mi dissero che contro l’Ascoli avremmo vinto per un accordo. Va bene, faccio io, ma in campo mi accorsi che gli altri stavano giocando sul serio, capisco ora che il risultato è solo un dettaglio. Mi ripetono la stessa cosa per la gara con il Piacenza. Mentre giochiamo realizzo quasi subito che la combine questa volta era reale, tanto che Cassano mi dice dove calciare il rigore. Lui nega? Problemi suoi, andò proprio così”.
La mia parola contro la tua: Cassano sembrerebbe contare proprio su questo. Ma a sostenere la tesi dell’avversario ci sarebbe anche un’intercettazione del 18 marzo, in cui Erodiani e il commercialista Giannone parlerebbero della richiesta avanzata dal portiere che per il quarto gol avrebbe chiesto 10mila euro in più. Il portiere si deve dunque difendere dall’accusa di un coinvolgimento anche più ampio nella truffa calcistica. Oltre alla vicenda del rigore non parato, il suo intervento sarebbe stato decisivo in alcune partite di serie B dei campionati 2008/2009 e 2010/2011, nella fattispecie Piacenza – Albinoleffe, Atalanta – Piacenza, Siena -Piacenza dello scorso anno e Piacenza – Mantova.

Le versioni emerse sono quanto mai contrastanti. Per questo motivo potrebbe essere disposto un confronto tra gli imputati. Mario Cassano e i suoi due principali accusatori, l’ex capitano dell’ Atalanta, Cristiano Doni, e il giocatore del Piacenza, Carlo Gervasoni verrebbero coinvolti in un interrogatorio a tre per sciogliere l’enigma di chi è coinvolto in cosa. Anche solo per l’inferiorità numerica in cui si trova Cassano, forse gli converrebbe assumere un atteggiamento  diverso. “Definire Cassano poco collaborativo è un eufemismo”, ha dichiarato infatti il pm di Cremona Roberto Di Martino.

L’avvocato del difensore, Francesco Maresca, sostiene invece che il suo assistito ha “un atteggiamento collaborativo”, anche se ha “mantenuto la sua posizione” dichiarandosi estraneo alle accuse. “Non conosce Doni – ha insistito – ha una minima conoscenza di Zamperini, mentre conosce bene Gervasoni. Lui comunque non c’entra nulla con le partite oggetto dell’ordinanza e nega ogni responsabilità”. Il 28enne ha negato, infatti, la combine su Mantova – Piacenza, “Nemmeno ero in campo, ero squalificato…”, e anche quella su Siena –Piacenza, “mi impegnai al massimo quella volta”. “Le dichiarazioni degli imputati che lo chiamano in correità – ha continuato Maresca – sono da rivedere e a volte sono contraddittorie”.

Potrebbero interessarti anche