La rete informatica di Poste è un colabrodo?

SLIDER_sarmiContinuano i disservizi della rete informatica. Pensioni scomparse dai libretti postali e riapparse moltiplicate per due

 

ROMA – A dispetto delle lodi che l’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, riserva al sistema informatico centralizzato del gruppo, il cervellone che governa la rete sensibile del sistema continua a dare grattacapi al management. Dopo la “cyber caporetto”, come fu chiamato il drammatico blackout del giugno scorso che mise in ginocchio l’intera rete, disservizi più o meno gravi continuano ad affliggere con una certa sistematicità i 14.000 sportelli di Poste.

L’ultimo in ordine di tempo si è verificato il 1° febbraio scorso in coincidenza con il pagamento delle pensioni. A seguito infatti del provvedimento del decreto Monti sul divieto di pagamento in contanti di somme superiori ai 1.000 euro, si sperimentava quel giorno il trasferimento delle pensioni più alte sui libretti postali e la conseguente disponibilità immediata per il prelievo da parte dei pensionati.

E’ successo invece che circa 200 mila cittadini in tutta Italia non sono riusciti a ritirare la loro pensione in quanto le somme corrispondenti non risultavano accreditate sui libretti postali dal sistema informatico di Poste Italiane. E’ stato nuovamente il caos. In migliaia di uffici si sono formate lunghe file di cittadini infuriati che se la sono presa con gli incolpevoli sportellisti di Poste. “Nonostante le costanti rassicurazioni dell’ad Sarmi – è il commento della Cisl Poste –  che decanta le meraviglie della più grande rete informatica d’Europa, siamo costretti ancora una volta a denunciare le inefficienze del sistema informatico di Poste Italiane che tutti i giorni crea qualche problema in migliaia di uffici postali del Paese, con grave danno dei cittadini e dei lavoratori che diventano il parafulmine della rabbia collettiva”.

Ma il bello doveva ancora avvenire. Il giorno dopo, tranquillizzati dalle assicurazioni dell’azienda, i pensionati rimasti a secco si sono ripresentati allo sportello e, miracolo!, sui loro libretti era stato accreditato un importo pari al doppio della pensione. Qualcuno ha pensato ad una forma di fulmineo risarcimento, qualcun altro non ha pensato niente e si è affrettato a svuotare il libretto. Sta di fatto che quando ci si è accorti dell’errore alcuni, in buona o in cattiva fede, l’avevano fatta franca. Quanti? Non si sa, l’azienda tace e nemmeno il sindacato ha dati precisi. Comunque la frittata era fatta e non si potevano certo recuperare le uova.

Al di là comunque di episodi carnevaleschi come questo, disservizi e rallentamenti nell’operatività del sistema continuano a verificarsi con regolare frequenza, sempre a causa di quella rete, costruita e gestita da Ibm e Hp, che evidentemente non è più in grado di assicurare i livelli di sicurezza e di implementazione richiesti da un sistema cresciuto in maniera esponenziale. Nonostante i grossi investimenti realizzati e la competenza in information technology di un capo azienda come Sarmi, l’efficienza dell’intero sistema richiederebbe, secondo esperti accreditati, ben altri interventi sistemici che non riparazioni estemporanee.

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