Il costruttore Salini alla guerra di Impregilo

Cantiere_Metro_CLigresti vende la quota di Impregilo ai Gavio. I Benetton restano alla finestra. Salini con il suo 15% attende sviluppi

ROMA – L’impresa di costruzioni romana guidata da Pietro Salini affila le armi per affrontare la battaglia finale per il controllo del gigante delle costruzioni italiane Impregilo. La Salini, com’è noto, è riuscita nei mesi scorsi a mettere insieme un pacchetto pari al 15% delle azioni Impregilo quotata in Borsa (qualcuno mormora che in effetti la quota sarebbe ormai arrivata al 20%). Si tratta in ogni caso di decidere che farne.

La situazione per il momento è in surplace e va vista da un gradino più alto, cioè dalla società Igli che a sua volta possiede il 30% di Impregilo. Fino a ieri questa quota era divisa pariteticamente fra tre soci: Atlantia (Benetton), Fonsai (Ligresti) e Argo (Gavio). A seguito delle note vicissitudini, Ligresti ha accettato l’offerta di Gavio a 3,60 euro per azione (mentre in Borsa oggi vale 2, 55 euro) e gli ha ceduto l’intera quota di Igli. Essendoci però un patto di sindacato, Atlantia ha tempo fino al 3 marzo per decidere se esercitare il suo diritto di opzione sulla metà del pacchetto ex Fonsai o vendere le proprie azioni (a chi, come vedremo, è tutto un altro discorso).

Quindi, riassumendo, le ipotesi sono due. Prima ipotesi, i Benetton non esercitano l’opzione e anzi vendono a Gavio anche la loro quota. Quest’ultimo diventa proprietario assoluto di Igli e conseguentemente socio di riferimento di Impregilo con il 30%. Seconda ipotesi, Benetton esercita il suo diritto e divide alla pari con Benetton la proprietà della società Igli. Se così fosse, a cascata in Impregilo si avrebbe un triumvirato Gavio – Benetton – Salini col 15% ciascuno.

Una situazione dunque di assoluto stallo. Da via dei Crociferi, sede della Salini, non esce una parola e quindi fioriscono le ipotesi più diverse. E’ questo comunque il momento per sparare tutte le cartucce in mano ai tre che si contendono l’Impregilo. Le rispettive strategie sono l’unica cosa certa.

Pietro Salini punta a fondere tra loro le due imprese, con un forte profilo di complementarietà sui mercati esteri e italiano, per farne un player delle costruzioni di livello mondiale. Per questo obiettivo sarebbe disposto a cedere ad Atlantia la partecipazione di Impregilo nella concessionaria autostradale brasiliana Ecorodovias (valutata in Borsa 8/900 milioni).

L’interesse di Gavio – già oggi un gruppo ibrido, cioè attivo sia nelle costruzioni che nelle concessioni – è ovvio e l’eventuale partnership in Impregilo con Atlantia consentirebbe di realizzare non solo un salto straordinario nel campo delle costruzioni di grandi infrastrutture, ma anche una serie di concessioni autostradali che, almeno in Sudamerica (joint venture in diverse concessioni brasiliane, partecipazioni rilevanti in Autostrade Santiago del Cile, ecc.) ne farebbero un gruppo dominante.
Di riflesso Atlantia, totalmente disinteressata alle costruzioni nella guerra di Impregilo, è nella posizione di Lucia che nella metafora manzoniana deve scegliere tra i due rivali e ora sta valutando le rispettive offerte.

Per quanto riguarda l’impresa romana, se le cose con i Benetton dovessero andar male, non avrebbe che due scelte. O raggiunge Gavio continuando a comprare azioni Impregilo in Borsa costringendolo quanto meno al negoziato, o molla la presa e vende il suo pacchetto del 15% al miglior offerente, italiano o straniero che sia.
Nel giro di qualche settimana al massimo il verdetto sarà noto.

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