Il Gemelli sull’orlo di una crisi finanziaria

Policlinico_GemelliI crediti nei confronti della Regione Lazio hanno superato il mezzo miliardo di euro. Le alternative per il salvataggio


ROMA – L’ipotesi della vendita del Policlinico Gemelli, gravato da una montagna di debiti (e di altrettanti crediti) circola da settimane con sempre maggiore insistenza. Anche romacapitale.net se ne è occupata ripetutamente via via che la crisi andava assumendo proporzioni non più gestibili.
Ora per la struttura romana dell’Università Cattolica sembra arrivato il redde rationem. O la Regione Lazio, con il concorso del ministero della Salute, provvederà a saldare nelle prossime settimane i debiti accumulati nei confronti del Gemelli, o il Vaticano dovrà prendere una drastica decisione.

Questa sembra una worse practice tipicamente italiana: mentre a parole si mette al centro della strategia di ripresa del Paese la riduzione dei tempi di pagamento dei debiti dello Stato, o anche la loro liquidazione sotto forma di Bot, nei fatti poi si opera in senso diametralmente opposto. Da un lato infatti la Regione non ha difficoltà ad ammettere che il Policlinico Agostino Gemelli rappresenta una delle più significative istituzioni sanitarie del nostro Paese, la più grande struttura oncologica italiana, il primo ospedale per ricoveri della Regione Lazio (circa 100.000 ricoveri l’anno), con una straordinaria capacità di attrazione di pazienti da fuori regione (nel solo 2010 oltre 13.000 degenti), dall’altro lato costringe l’ospedale sull’orlo del fallimento.

Il Gemelli infatti, come rileva in una recente interrogazione l’on. Giuseppe Fioroni, “è in attesa di vedere saldati crediti dalla Regione Lazio per il periodo 2000-2006 di circa 224 milioni di euro, richiesta acclarata da un lodo arbitrale proposto dalla regione, che, nonostante quanto stabilito dagli arbitri, ha deciso di fare ricorso alla corte di appello di Roma (ricorso presentato nel 2009, con udienza fissata nel 2014!). Fino ad oggi di quella cifra nulla è stato versato dalla Regione. Nel frattempo sono maturati altri 78 milioni di euro di crediti per il periodo 2006-2010”. Infine – continua l’interrogazione – il Policlinico Gemelli aveva stimato per l’anno 2011 un fabbisogno di circa 580 milioni di euro, contestati dalla Regione che ne ha riconosciuti soltanto 510 e comunque ne ha versati solo 430.

E quando il preside della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università, Rocco Bellantone, ha detto, rivolto alla Polverini, “prima che sia troppo tardi mi rivolgo al presidente della Regione Lazio affinchè affronti in prima persona la situazione garantendo, per il ruolo che le compete, giuste decisioni in tempi rapidi”, si è sentito rispondere: “Un tono assolutamente inadeguato e ingiusto quello usato da Bellantone. Vorrei ricordare, che ad agosto io ero qui mentre loro erano in vacanza”
A questo punto le alternative sul tappeto per salvare il Policlinico sembrano ridotte al lumicino: o la Regione si sbriga ad onorare i propri debiti, o interviene un cavaliere bianco a salvare la barca dal naufragio, o non resta che vendere l’intero ospedale al migliore offerente.

Sulla prima ipotesi non c’è nulla da aggiungere a quanto già detto e le assicurazioni retoriche del ministro Balduzzi, espresse in Parlamento in un recente question time, aggiungono ben poco alla crisi: “Il problema del ritardo dei pagamenti da parte della Regione Lazio nei confronti del policlinico Gemelli va inquadrato necessariamente nella più complessiva problematica della sanità laziale e nella sua non facile situazione economico-finanziaria”.

Si passa allora al salvataggio ad opera di una cordata di imprenditori. Il pensiero va allora alla proposta di acquisto del San Raffaele avanzata a suo tempo, senza successo, dallo Ior insieme all’imprenditore Malacalza. Da qui lo scetticismo per l’eventuale ripetizione di un’esperienza fallita.

Non resterebbe dunque che la vendita ad un improbabile compratore, tipo l’imprenditore della sanità lombarda Giuseppe Rotelli, già esposto pesantemente dopo l’acquisto del San Raffaele, o l’Opus Dei, a sua volta già impegnato con il Campus Biomedico.

In questo quadro desolante, le sorti del Policlinico Agostino Gemelli sembrano affidate in ultima istanza alle decisioni che prenderà il deus ex machina dell’Università Cattolica, quell’Istituto Toniolo, retto dal cardinale Tettamanzi, che sarebbe costretto a rivedere alla radice la propria politica universitaria se gli venisse a mancare l’indispensabile piattaforma ospedaliera.

Potrebbero interessarti anche