Ad Andrea Ragnetti la cloche di Alitalia

ALITALIA_sliderDesignato dai soci della Cai e da Sabelli. Dati ancora in profondo rosso nel bilancio 2011 della compagnia

ROMA – Non sono noti fino in fondo i motivi in base ai quali l’imminente dimissionario Rocco Sabelli ha designato il proprio successore sulla poltrona di amministratore delegato di Alitalia-Cai. Di Andrea Ragnetti infatti si conoscevano, oltre al profilo su Facebook (vegetariano e disinteressato al gioco del calcio), il percorso professionale nel settore del marketing in Telecom (dove ha conosciuto Sabelli), Procter&Gamble e Philips.

Ora l’indicazione dell’amministratore delegato è divenuta designazionale ufficiale. I soci di Cai (Compagnia aerea italiana) in una riunione di ieri a Milano hanno infatti designato all’unanimità Ragnetti nuovo ad. La nomina dovrà ora essere approvata dal Cda convocato per il prossimo 24 febbraio e successivamente ratificata dall’Assemblea che nominerà il nuovo consiglio alla cui presidenza dovrebbe essere confermato Roberto Colaninno.

Qualcuno si domanda comunque se Ragnetti sia l’uomo giusto per riportare in nero i conti della compagnia, allargarsi in segmenti contigui del low cost e dei charter turistici, affrontare in prospettiva la scelta del/dei partner internazionali, dopo la momentanea eclissi di Air France?

Le perplessità non riguardano ovviamente la persona di Ragnetti, da tutti considerato un ottimo manager, ma le scelte strategiche che la compagnia si appresta ad affrontare nel breve-medio termine. A favore della sua candidatura ha giocato un indirizzo che, facendo perno su una base economico-finanziaria consolidata, fosse orientato con decisione allo sviluppo dell’attività e alla conquista dei nuovi mercati.

Ma così, secondo altri, non potrà essere. Il bilancio infatti che Sabelli si appresta a portare in Consiglio di amministrazione venerdì della prossima settimana non solo non ha conseguito il sospirato pareggio operativo, ma presenta un passivo di fatto superiore agli 80 milioni denunciati, attraverso un operazione di lifting contabile con proventi straordinari. Così come il patrimonio netto consolidato, già dimezzato rispetto alla base di partenza, si sarebbe ridotto ulteriormente nel 2011 dai 548 milioni dell’anno prima a 450 milioni.

Certo è che il “testamento” professionale lasciato da Sabelli (“Nel nostro settore non servirebbero tanto le liberalizzazioni, quanto piuttosto un oligopolio in grado di garantire prezzi più remunerativi e servizi migliori”) cozza contro un trend orientato in tutt’altra direzione e pesa come un macigno sulla testa di colui che sarà chiamato a sostituirlo, chiunque sia.

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