Delirante performance di Celentano

Celentano_a_SanremoUn’ora di farneticazioni al Festival della canzone italiana. Nel mirino giornali, critici, magistrati e preti. Il dg Lei commissaria Sanremo

ROMA – E’ cominciato lo scarica barile delle responsabilità per l’invito ad Adriano Celentano che ieri sera sul palcoscenico dell’Ariston è andato giù da matto. Ormai l’uomo (non il cantante) non è più gestibile, il suo ego smisurato ha sfondato tutte le barriere, fisiche e psichiche, e siede su uno strapuntino alla destra di Dio. E da lì vede e castiga tutti: dall’Avvenire a Famiglia Cristiana, dalla Corte Costituzionale ad Aldo Grasso, dai venditori di cannoni (Parigi e Berlino) a Lorenza Lei.

Ma che sorpresa! Chi poteva prevedere un simile delirio? Tutti per la verità, tranne i responsabili della Rai che non sappiamo se abbiano letto il canovaccio dell’intervento (speriamo di no, per loro) ma comunque gli hanno pure dato al buio 350 mila euro per sentirsi prendere a pesci in faccia.

Le reazioni (tardive) agli insulti di Celentano sono state, tutto sommato, all’acqua di rose. I vescovi, non rinunciando neppure per l’occasione al loro spirito evangelico, affermano: «I giudizi di Adriano Celentano su due testate cattoliche nazionali da lui accusate di ipocrisia, di parlare di politica e non di Dio, sono stati la prova di un vuoto che è anche dentro di lui. Un vuoto di conoscenza di ciò che le testate cattoliche professionalmente sono e vuoto di conoscenza del servizio che esse svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale della società tutta”.

Il direttore generale Lorenza Lei ha spedito di corsa a Sanremo il vicedirettore generale Antonio Marano a coordinare con potere di intervento il lavoro del Festival. Ad accogliere il neo commissario ci sarà un basito Mauro Mazza che, ostentando un’apparente tranquillità, dice obtorto collo che “di fronte alle difficoltà dell’apparato tecnico e a qualche momento vissuto ieri sera, Marano viene a darci una mano”, affrettandosi a specificare di sentirsi con la coscienza a posto e di non avere alcune intenzione di autosospendersi.

Più distaccato e, come sempre, velenoso il commento di Aldo Grasso. “C’è stato un tempo in cui effettivamente il Festival era specchio del costume nazionale, con le sue novità, le sue piccole trasgressioni, persino le sue tragedie. Ma tutto ha un tempo e questo (troppo iellato) non è più il tempo di Sanremo o di Celentano. Se davvero il nostro premier vuole compiere il titanico sforzo di cambiare gli italiani, forse, simbolicamente, dovrebbe partire proprio dal Festival, da uno dei più brutti Festival della storia. Via l’Olimpiade del 2020, ma via, con altrettanta saggezza, anche Sanremo, usiamo meglio i soldi del canone

Con questo ci siamo liberati dell’ingombrante presenza di Celentano? Non è detto. Il direttore artistico del Festival, Gianmarco Mazzi, diabolicamente persevera: “Non credo che l’avventura di Adriano a Sanremo sia finita qui”. Vuoi vedere che alla fine aveva ragione Giorgio Bocca quando definiva Celentano “un cretino di talento”?.

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