Le Pmi schiacciate tra l’incudine e il martello

impresa-edileDa una parte i crediti inesigibili nel confronti della PA dall’altra i credit crunch. Le proposte per rilanciare l’accesso al credito

 

ROMA – Strette fra l’incudine dei crediti inesigibili nei confronti della PA e il martello del credit crunch, le piccole e medie imprese italiane, le uniche sopravvissute all’evaporazione della grande industria, arrancano col fiato sempre più corto. E’ ormai convinzione generale che sia questo il principale snodo per la ripresa del nostro sistema economico.

Di questo si è parlato ieri a Roma nel corso del convegno “Sosteniamo le nostre imprese: nuove misure per l’accesso al credito”, organizzato dalle Camere di Commercio di Roma e Milano. Si è parlato dell’appello congiunto recentemente sottoscritto a difesa e rilancio delle Pmi italiane, in cui si chiede al Governo di adottare tutte le misure necessarie in sede europea per non penalizzare ulteriormente il canale del credito bancario ed evitare così possibili situazioni di credit crunch. Deve essere chiaro che nessuna ipotesi di uscita dalla recessione è immaginabile, senza una tempestiva riattivazione di flussi di finanziamento verso le Pmi, che rappresentano il 98% del nostro sistema produttivo.

“L’Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito – ha affermato Ercole Pellicanò – sostiene decisamente la rivitalizzazione degli affidamenti alle Pmi, attraverso strumenti che consentano, parimenti, per le banche, di contenere il rischio di credito. Tale processo può mettersi concretamente in moto attraverso un adeguato Fondo centrale di garanzia, accordi con Istituti, tipo Sace, per l’applicazione del reverse factoring, polizze di assicurazioni a copertura, l’accelerazione del pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, per passare dagli attuali 240 ai 60 giorni previsti dall’emendamento europeo del 2010, la moratoria ex lege, per chi non ne ha beneficiato in passato”.

“Le aziende italiane – ha spiegato Giancarlo Cremonesi, presidente Cciaa di Roma – risentono attualmente di una gravissima mancanza di liquidità. Solo per le piccole e medie imprese romane servono subito 400-500 milioni di euro. Soldi indispensabili per coprire le esigenze di cassa immediate. Se non arrivano queste risorse, per l’economia della Capitale, che fino a oggi era riuscita a contenere meglio di altri territori i pesanti effetti della crisi, c’è il rischio di un declino rapido e inarrestabile. Consapevoli della gravità della situazione chiediamo di rivisitare l’accordo di Basilea 3 e di consentire alle piccole e medie imprese di compensare, mediante l’annullamento degli obblighi fiscali, i crediti vantati verso la Pubblica amministrazione, ovvero di ottenerne il rimborso sotto forma di titoli di Stato”.

A sua volta il sen. Andrea Augello si è soffermato sull’Avviso comune per la sospensione dei debiti delle Pmi del 3 agosto 2009 sottoscritto tra Abi e ministero dell’Economia, che ha permesso la presentazione di 255.000 domande di sospensione a 588 banche che hanno risposto positivamente nel 96% dei casi. “Nel merito dell’appello delle Camere di commercio di Roma e Milano – ha proseguito Augello – voglio ricordare la mozione che il gruppo del Pdl ha presentato in Senato, sollecitando il Governo a confermare il proprio impegno a sostegno della proposta per il supporting factor in favore delle Pmi. Una seconda mozione del Pdl, già approvata a Palazzo Madama, propone di consentire alle imprese che vantano crediti insoluti nel confronti della PA di compensarli con le somme di loro pertinenza iscritte a ruolo”.

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