Politica energetica, l’allarme delle parti sociali

raffineriaIn una lettera l’appello al governo delle principali sigle sindacali per rilanciare uno dei settori strategici del Paese

 

ROMA – Appello delle parti sociali al governo perché venga rilanciato il sistema energetico e venga invertita “una deriva drammatica”.

In una lettera inviata ieri al presidente del consiglio Monti e al ministro dello Sviluppo economico Passera, come riporta Staffetta Quotidiana, le quattro sigle sindacali, Confindustria Energia, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil si dicono preoccupati di un collasso del sistema della raffinazione e chiedono la ripresa dei confronti, già avviati nell’autunno dello scorso anno sia con la presidenza del Consiglio dei ministri, sia con il Mse. A loro giudizio va ripreso e proseguito il confronto istituzionale “per affrontare le problematiche che investono l’attività della raffinazione, che va considerata un asset strategico nelle politiche energetiche del paese, e necessita di interventi legislativi che favoriscano la ripresa degli investimenti produttivi”. Negli impianti di raffinazione presenti in Italia, viene ricordato, sono occupati fra diretti, indiretti, operatori alla logistica ed alla commercializzazione del prodotto, circa 27.000 addetti. Inoltre “la morfologia del nostro Paese richiede un complesso sistema di raffinazione e di logistica, per rispondere alle esigenze interne”.

In generale, poi, l’abbandono del nucleare, “rende ancora più necessario una serie di interventi che consentano al nostro paese una diversificazione negli approvvigionamenti e nelle produzioni energetiche fattore indispensabile per la ripresa ed il rilancio economico”. Confindustria Energia, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil ricordano che l’Italia dispone di importanti riserve di gas e petrolio che “rischiano di non entrare in produzione per scelte non chiare e per la lungaggine nell’ottenimento delle necessarie autorizzazioni”.

Sempre in tema di carburanti, le organizzazioni datoriale e sindacali ritengono “necessario rivedere l’approccio legislativo sui biocarburanti e favorire la produzione e la trasformazione della materia prima non di importazione. Inoltre è opportuno che il governo operi anche in sede europea affinché si giunga alla tracciabilità della provenienza del raffinato per ridurre il gap di costo con quei prodotti provenienti al di fuori della Ue con costi ridotti e al di fuori delle norme ambientali presenti nella Ue”.

Preoccupa, inoltre, il fatto che parte delle risorse reperite attraverso l’inasprimento dello accise “non sia utilizzata per finanziare iniziative volte al rilancio dell’intero sistema industriale dell’energia”. Quanto alla rete, un sistema competitivo per la vendita dei carburanti non può fare a meno di una forte struttura industriale e logistica “e in questo contesto non è comprensibile come l’esproprio della proprietà della rete distributiva dei carburanti possa considerarsi un’iniziativa volta a favore del consumatore e ridurre i costi del carburante alla pompa”.

Nella lettera, Confindustria Energia, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil, si dicono disponibili a dare il loro sostegno affinché il governo sia messo “nelle condizioni di poter invertire una deriva drammatica, presupposto indispensabile per poter continuare a parlare di sistema energetico in Italia”.

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