Corruzione e falso, ancora guai per Baldini

fiorello-baldiniIl braccio destro di Fiorello è indagato con altri 400: pagava faccendieri per scomparire dalla lista dei protestati

ROMA – Tra i quattrocento indagati della Procura di Roma per corruzione e falso, in relazione ad un vero e proprio giro di affari che prevedeva la cancellazione dalla black list dei protestati per vip e altri personaggi noti, c’è anche Marco Baldini. Lo showman, braccio destro di Rosario Fiorello, nonché storico conduttore di Radio Deejay, dopo i guai finanziari degli anni scorsi, torna a fare notizia non tanto per le perfomance con il famoso comico siciliano, quanto per i rapporti con la giustizia. Avrebbe infatti pagato un gruppo di truffatori professionisti per farsi cancellare dalla lista dei protestati del Tribunale fallimentare di Roma, con la complicità anche di qualche magistrato. Per farsi riabilitare da banche e finanziarie, pur non avendone più diritto, lo showman avrebbe sborsato tra i due i trecento euro. Con lui, risulta indagato anche Flavio Carboni, finito in carcere nel corso dell’inchiesta sulla P3.

L’indagine del nucleo tributario della Guardia di Finanza, coordinata dal pubblico ministero Luca Tescaroli, è cominciata due anni fa, portando, oltre all’iscrizione nel registro degli indagati di 400 persone, anche alla richiesta di rinvio a giudizio per 11 “mediatori”. Le irregolarità sarebbero cominciate però dal 2005, fino al 2008, e a favorire la gestione alternativa dei registri della Fallimentare c’era persino il direttore dell’Ufficio Protesti del Tribunale (recentemente deceduto), due funzionari comunali e due impiegati della Camera di Commercio, tutti indagati per corruzione, falso ideologico e falsificazione di sigilli dello Stato. Ma il giro d’affari della holding del falso era cominciato nel 2002, quando i “mediatori” si fermavano davanti ai municipi della Capitale e si prestavano a fare piccoli servizi per agevolare non aveva tutte le carte in regola per ottenere, in tempi brevi, la pratica richiesta. Da piccoli faccendieri di quartiere si sono presto trasformati in una gang della contraffazione. Sono diventati col tempo dei veri e propri esperti nelle pratiche per la cancellazione dalle liste dei protestati, facendo crescere a dismisura la propria fama, che è arrivata anche alle orecchie dell’allora disperato Baldini. Il suo nome, con l’avallo di un magistrato del Tribunale fallimentare di Roma, sempre lo stesso, che timbrava le pratiche di cancellazione dalla liste dei protestati, è così tornato pulito.

L’avvio dell’inchiesta lo si deve però allo zelo di un funzionario del tribunale fallimentare di Brescia, che ha segnalato lo strano caso di un signore che, protestato in Lombardia, chiedeva la riabilitazione al presidente del tribunale di Roma, contravvenendo così a quanto predisposto dalla legge. Ma il funzionario di Brescia ha voluto vederci chiaro e si è rivolto alla Guardia di finanza. Sono stati avviati gli accertamenti, e proprio dalle pagine del faldone relativo alla posizione del protestato sono emersi nomi e indirizzi, per poi arrivare agli sviluppi

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