È bagarre sul trasferimento di poteri a Roma Capitale

Alemanno_slider_bisSul trasferimento di alcuni funzioni a Roma si è alzata una levata di scudi. Slitta di 15 giorni l’attuazione del decreto

 

ROMA – È una strada tutta in salita quella per l’attuazione del decreto di Roma Capitale. L’avvio dell’esame nella Commissione Bicamerale, presieduta da Enrico La Loggia (Pdl), doveva cominciare già la scorsa settimana ma causa neve tutto è stato rimandato.

Si è ripreso quindi ieri con le audizioni del sindaco Alemanno, del presidente della Provincia Zingaretti e della governatrice del Lazio Polverini. Giornata non proprio felice per Alemanno che appena qualche ora fa ha incassato (amaramente!) il niet di Monti sulla candidatura della Capitale ai Giochi Olimpici del 2020.

Ma anche sul nuovo fronte non sarà affatto facile per il primo cittadino avere la meglio. A remare infatti contro, e non certo da oggi, c’è in prima fila tutto lo stato maggiore del Carroccio. La Lega anche stavolta cercherà in tutti i modi di fermare l’allargamento dei poteri della città, considerata da sempre ‘ladrona’.

Ma non sarà solo il Carroccio a provocare problemi al decreto legislativo per Roma Capitale, che comunque è ancora uno schema e quindi deve avere il via libera definitivo del Consiglio dei ministri. Le commissione Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato devono ancora esprimere i rispettivi pareri. Palazzo Madama deciderà questa settimana.

Il decreto, com’è noto, conferisce tutta una serie di funzioni e compiti amministrativi a Roma, tra cui le competenze in materia di protezione civile e di tutela e valorizzazione dei beni culturali. Due settori a dir poco strategici su cui ci sarà battaglia. Sulla prima, spiegano fonti parlamentari, “è difficile immaginare che quelle funzioni ora vengano assegnate. Adesso poi che è esplosa la polemica per la neve…”.

”Credo che i beni del demanio destinati ad una funzione non nazionale ma cittadina – ha detto Alemanno – debbano essere trasferiti a Roma Capitale. Mi riferisco, ad esempio, ad Eur Spa, che gestisce beni che hanno funzioni esclusivamente per i cittadini di Roma”.

E’ uno dei temi affrontati dal sindaco di Roma nel corso dell’audizione di ieri. Per Alemanno il problema non è tanto per quelle proprietà di carattere inalienabile, per le quali ha detto scherzando “nessuno pensa di mettere un fast food nel Palazzo della Civiltà italiana”. Ma, parlando sempre dell’Eur, il sindaco ha sottolineato che la società gestisce una serie di funzioni in diversi settori. “Penso ad esempio alla Nuvola di Fuksas, per cui sarebbe opportuno un tipo di gestione simile a quello dell’Auditorium”.

Sulla tutela e valorizzazione dei beni culturali si è invece alzata una drastica levata di scudi da parte degli addetti ai lavori. “La tutela del patrimonio – avverte il direttore generale del Mibac per il Lazio, Federica Galloni – compete allo Stato. C’è scritto nella Costituzione e tale deve rimanere”.

Un patrimonio archeologico, quello di Roma Capitale, che non ha uguali nel mondo. Dal Colosseo al Palatino, al Foro Romano, un tesoretto da 35 milioni di euro l’anno che nessuno vuol farsi sfuggire di mano. “Solo il Colosseo – spiega Luigi Malnati, direttore del ministero per le antichità – comporta tali e tante responsabilità nella gestione e nella manutenzione a cui non sempre si riesce a far fronte. Figuriamoci – aggiunge – quando ci fossero di mezzo gli enti locali. Potrebbe succedere di tutto”.

Contrario al passaggio di poteri anche il presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, Andrea Carandini, che giudica il sovraintendente ai Beni culturali di Roma Capitale, Umberto Broccoli “un abile comunicatore, ma persona poco adatta a gestire un ruolo così importante”. Non solo Broccoli, ma per Carandini “Roma deve restare a distanza di sicurezza dal patrimonio che detiene in nome della comunità”. Unico compito del Campidoglio – conclude il presidente – dovrebbe essere quello di far risorgere un’istituzione culturale di primissimo piano.

Ovviamente bisogna vedere come andrà a finire. Il termine per il parere in Commissione per il federalismo fiscale scade sabato 19 febbraio, ma oggi il presidente La Loggia ha chiesto ed ottenuto una proroga di 15 giorni, anche se, assicura, “conto di finire il prima possibile”. Anche su questo, siamo sicuri, la Lega avrà da ridire.

Potrebbero interessarti anche