Mani Pulite, dopo 20 anni diventa una fiction

Di_PietroIdeata da Stefano Accorsi s’intitola ‘1992’ e racconta l’inchiesta che portò alla fine della Prima Repubblica

 

ROMA – Nel giorno in cui ricorrono i venti anni esatti dal via di Tangentopoli, l’emittente televisiva Sky annuncia che Mani Pulite diventerà una fiction tv in 10 puntate intitolata ‘1992’ che racconterà le storie di sei persone comuni intrecciandole con l’inchiesta guidata da Antonio Di Pietro, dall’arresto di Chiesa all’avviso di garanzia a Craxi.

L’idea è di Stefano Accorsi che partecipa allo sviluppo creativo della serie. Regia e cast sono in via di definizione. Lo sviluppo del progetto è Wildside. Sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo; supervisione di Nicola Lusuardi.

Era il 17 febbraio del 1992 quando una catena di scandali e arresti dà il via a Tangentopoli. Quel giorno il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani arresta Mario Chiesa, presidente del Pio Alberto Trivulzio a Milano, dirigente socialista, accusato di aver incassato una tangente di 14 milioni di lire. Da quell’episodio, a macchia d’olio, si dipaneranno le successive inchieste che coinvolgeranno partiti ed esponenti politici.

L’inchiesta giudiziaria denominata Mani Pulite prende slancio dalle rivelazioni di Chiesa che nelle sue deposizioni parla di un sistema di tangenti a cui partecipava fin dal 1974, quando era capo ufficio tecnico dell’ospedale milanese Sacco. Le rivelazioni di Chiesa colpiscono al cuore l’intero establishment socialista di Milano. Dal 24 maggio il procuratore Francesco Saverio Borrelli con il suo vice Gerardo D’Ambrosio affianca il pool dei primi giudici di Mani pulite: Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo a cui si uniranno successivamente Paolo Ielo e Francesco Greco.

Un momento clou di quella fase è il 3 luglio, quando Craxi parla nell’Aula di Montecitorio e punta l’indice contro gli altri partiti: ”Bisogna dire, e tutti lo sanno, che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale… Se gran parte di questa attività dev’essere considerata puramente criminale, allora grande parte del sistema sarebbe criminale”. L’inchiesta si allargherà sempre più con i casi Enimont, Craxi, Montedison, Eni.

Le dimensioni di Tangentoli raggiungono l’anno dopo un livello tale che Oscar Luigi Scalfaro, in quel momento presidente della Repubblica, decide di sciogliere le Camere: è il gennaio 1994. Il fiume in piena è incontrollabile nei suoi effetti politici. Il 22 gennaio il segretario politico Mino Martinazzoli decide di sciogliere la Dc e di fondare il Partito popolare. Quattro giorni dopo, l’imprenditore Silvio Berlusconi annuncia in un discorso televisivo la sua ”discesa in campo” alla guida di un nuovo movimento politico che assume il nome di Forza Italia. Il 28 marzo il Polo delle libertà (Forza Italia, Lega Nord) al Nord ed il Polo del buon governo (Forza Italia e Msi), al Sud vince le elezioni con il 22,77% alla Camera e il 19,87% al Senato.
Il 5 maggio Craxi si trasferisce nella sua villa ad Hammamet in Tunisia per evitare un eventuale mandato di arresto. Il 6 dicembre 1994 Antonio Di Pietro, dopo aver concluso la sua requisitoria al processo per le tangenti Enimont, si toglie polemicamente la toga e annuncia di voler lasciare la magistratura. A suo parere, dopo oltre due anni dall’inizio di Mani pulite, la corruzione politica non si è fermata.

Come ha spiegato ieri mattina l’ex magistrato Gherardo Colombo dai microfoni del Gr1, il bilancio conclusivo di Mai pulite è deludente: su più di 5mila casi giudiziari sollevati, i condannati in via definitiva – complici anche i tempi della giustizia italiana e delle prescrizioni – sono state poche decine e pochissimi sono stati i personaggi coinvolti in quelle vicende che hanno definitivamente abbandonato l’attività politica. La conclusione dell’ex magistrato di Mani pulite è sconsolata: le inchieste di Tangentopoli hanno rivelato la distorta fisiologia del rapporto tra politica, affari, economia, istituzioni ma oltre a fotografare la situazione non si è riusciti ad andare.

L’elenco di scandali collegati alla politica non si ferma infatti al 1994 ma si trascina fino ai giorni nostri. Basti citare la cosiddetta P4, prima ancora si era parlato di P3. Inchieste giudiziarie riguardano anche i Mondiali di nuoto a Roma del 2009 e il G8 della Maddalena. Gli scandali non risparmiano Finmeccanica che hanno portato alle dimissioni del suo presidente Pier Francesco Guarguaglini.

Inquietanti tuttora le notizie sullo scandalo rifiuti che attanaglia Napoli da anni, con più indagini ed arresti e quelle sugli scandali che hanno lambito esponenti di maggioranza ed opposizione in Lombardia. Ultimissimo, seppure assai peculiare, è il caso del senatore Luigi Lusi, ex amministratore della Margherita, espulso nei giorni scorsi dal Pd, accusato di essersi appropriato di 13 milioni di euro appartenenti a quel partito. L’inchiesta giudiziaria potrebbe estendersi allo stato patrimoniale di altri partiti che hanno continuato a ricevere finanziamenti pubblici e a investirli in attività economiche in quanto esistenti giuridicamente fino al 2011 ma scioltisi politicamente negli anni precedenti: è il caso, tra gli altri, di Alleanza nazionale, Forza Italia e Democratici di sinistra. Nonostante leggi ad hoc e la nascita di nuovi partiti (Pd, Pdl, Udc, Fli, eccetera) che avrebbero dovuto avviare una Seconda repubblica, il distacco tra partiti e opinione pubblica (il fenomeno definito forse troppo frettolosamente ”antipolitica”) non si è arrestato dal 1992 in poi.

La commistione tra politica, economia e istituzioni resta un nodo irrisolto. Non si possono dimenticare, da questo punto di vista, le parole di denuncia di Enrico Berlinguer pronunciate più di dieci anni prima dell’esplosione di Tangentopoli. In una intervista a Eugenio Scalfari (La Repubblica, 26 luglio 1981), il segretario comunista aveva sollevato la “questione morale”.

“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero… I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali”.

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