L’Accorsi “Furioso” in scena all’Ambra Jovinelli

accorsi_orlando_furiosoStefano Accorsi nel monogolo “Furioso Orlando”. Un eccezionale Accorsi tiene in pugno la platea per un’ora e mezza

 

ROMA – Trasformare uno dei più grandi poemi della letteratura italiana di sempre in una forma orale che ne mantenga la vivacità, la passione e il ritmo rappresenta una sfida decisamente difficile che il regista Marco Baliani ha vinto su tutti i fronti.

Il suo Furioso Orlando, portato in scena ieri sera al teatro Ambra Jovinelli di Roma, ha l’ardire di modernizzare, camuffare e rimpastare un meraviglioso testo letterario che vide la sua prima edizione nel 1516. E lo fa con grazia, con ironia, con delicatezza. Complice un bravissimo Stefano Accorsi nei panni di un cantore errante che dà voce a Orlando, a Ruggero e molti altri personaggi dell’epopea ariostesca. Al suo fianco, e alla sua altezza, Nina Savary, che interviene a intramezzare il lungo monologo dell’attore con appunti di grande ironia e intervalli musicali. La Savary ci delizia col piano, la chitarra e strumenti meno tradizionali per accompagnare le storie mirabolanti dei personaggi e renderle visibili attraverso il suono.
Un’ora e mezza di versi in rima che non annoiano mai: le parole tengono il ritmo, ci portano sulle orme dei guerrieri e delle donzelle con ironia ed emozione. Accorsi tiene la platea sempre attenta, appassiona, diverte,  emoziona cambiando con abilità registro interpretativo e trasformandosi in mille volti e mille voci.

“Una cosa potente di questo testo in rime ottave, sia quelle originarie dell’Ariosto sia quelle scritte oggi a misura da Baliani” ha detto Accorsi “è che aleggia sempre e ovunque una gran dose di ironia, anche a proposito dei fatti più gravi come la guerra di religione tra cristiani e musulmani, nel senso che dopo la prima battaglia che raccontiamo tutti si sparpagliano, Angelica fugge e i paladini se ne vanno ognuno per conto proprio, e sia gli uomini che le donne agiscono per opportunità, seguendo una coscienza individuale e rinascimentale, rendendo conto solo a se stessi, e guarda caso i cavalieri duellanti vogliono saltare addosso ad Angelica, anche con una certa violenza, senza preoccuparsi della guerra ma esclusivamente degli istinti, malgrado quella donna sia una regina del Catai…”. E questo edonismo è puntualmente sottolineato dagli acuti e divertenti interventi della Savary, che con un simpatico accento francese smaschera le debolezze prettamente maschili e riporta le vicende nei ranghi della saggia interpretazione femminile.

La tematica affrontata secoli fa dall’Ariosto mantiene tutta la sua forza anche ai tempi moderni. Orlando sprofonda canto dopo canto nella gelosia feroce che diventa patologia. “In Italia muore una donna al giorno uccisa da un uomo che dice di amarla” ha commentato Accorsi “ed è vero che noi non scomodiamo Ariosto per parlare dell’oggi, ma se pensiamo al suo Orlando fuori di senno per la gelosia che gli suscita Angelica capace di preferirgli Medoro, se arriviamo a immaginare che, incontrandoli assieme, Orlando li ammazzerebbe, allora la patologia dell’amore non ricambiato ci sta tutta, ieri nell’Orlando Furioso e adesso nelle schizofrenie da intolleranza amorosa”.
Dunque, se volete riscoprire in modo originale una pietra miliare della nostra letteratura, se vi va di emozionarvi, ridere e sorridere, non mancate questo appuntamento culturale.

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