Ingv, in arrivo (forse) una cattedra per Giardini

Giardini_DomenicoLa Sapienza ha dato l’ok per l’affidamento di una cattedra al presidente. Ora spetta al Cun. Nuovo stipendio 215mila euro

ROMA – È una lotta contro il tempo quella di Domenico Giardini, presidente dimissionario dell’Ingv, l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Giardini ha rassegnato le dimissioni il 22 dicembre scorso perché lo stipendio da presidente dell’Istituto sarebbe stato, a suo avviso, troppo basso (115mila euro) e così dopo aver tentato invano di ottenere un aumento avrebbe optato per le dimissioni, a meno che non fosse riuscito ad ottenere anche una cattedra nell’ateneo romano, per integrare il magro stipendio (!) da presidente dell’ente di Vulcanologia. Dimissioni poi prorogate a più riprese fino al 1° marzo nel tentativo del ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, di affidargli una cattedra all’Università La Sapienza. E sembra che la manovra stia quasi per riuscire.

Giovedì scorso infatti, dopo un iter tormentato, il consiglio del dipartimento Scienze della Terra de La Sapienza, con voto a maggioranza (8 favorevoli, 2 contrari e un astenuto), ha formalizzato la richiesta di chiamata per “chiara fama” del professor Domenico Giardini nella qualità di Ordinario. Se il provvedimento andrà in porto, Giardini avrà risolto i suoi problemi e potrà dedicarsi, dopo che Profumo avrà revocato l’accettazione delle sue dimissioni,  all’incarico di presidente dell’Ingv conferitogli ad agosto 2011 da Maria Stella Gelmini, all’epoca titolare del Miur.

Per superare l’impasse il ministro Profumo avrebbe infatti chiesto al rettore della Sapienza, Luigi Frati, di dare una cattedra al numero uno dell’Ingv e poiché l’università non ha i fondi necessari per finanziare la creazione delle nuova poltrona, il ministero avrebbe dato la sua disponibilità a trasferire le risorse necessarie per assicurare il posto a Giardini. Fondi che si aggirerebbero intorno ai 100mila euro lordi annui.

Ma se, come detto, l’iter interno all’Ateneo guidato da Luigi Frati è stato tutt’altro che in discesa, ancor più difficile appare la seconda fase dell’operazione, soprattutto per il poco tempo a disposizione.

Come riporta Il Foglietto della Ricerca, sfogliando la legge 1/2009 che per la Gelmini avrebbe garantito “Trasparenza nei concorsi, stop alle baronie, più spazio ai giovani e premi per i bilanci virtuosi delle università”, all’art. 1-bis si trova scritto che  “Nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono altresì procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama. A tal fine le università formulano specifiche proposte al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere di una commissione, nominata dal Consiglio universitario nazionale, composta da tre professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare in riferimento al quale e’ proposta la chiamata. Il rettore, con proprio decreto, dispone la nomina determinando la relativa classe di stipendio sulla base della eventuale anzianità di servizio e di valutazioni di merito”.

Come si vede, la strada è in salita e il poco tempo a disposizione rischia di far saltare tutto. A meno che l’operazione non si risolva in quattro e quattr’otto. Ma non sarebbe un buon esempio per il Miur, per il Cun e anche per il Governo.

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