Cinema e teatri, la cultura sull’orlo del collasso

CinemaLa denuncia del presidente Agis Lazio: la Regione debitrice di 800mila euro. Niente agevolazioni

ROMA – “Non avevo mai vissuto un periodo così oscuro”. Questo commento, rilasciato da Pietro Longhi, presidente dell’Agis Lazio, in un’intervista a La Repubblica, la dice lunga sul momento di forte difficoltà che stanno vivendo i cinema e i teatri della regione.

L’associazione generale italiana dello spettacolo denuncia, così, un grave problema che riguarda il mondo della cultura: cinema e teatri, infatti, non riescono più a gestire i pesanti costi di gestione. I soldi necessari, a ben guardare, ci sarebbero. Essi, infatti, sono creditori nei confronti della regione Lazio di ben 800mila euro, per attività finanziate dal 2009 al 2011. Sono ben tre anni, dunque, che la regione non paga i suoi debiti. E le conseguenze per il mondo dello spettacolo sono tragiche. E se si considerano i soldi che devono essere restituiti alle 37 strutture coinvolte in un bando per la ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici, la cifra ammonta a ben 5 milioni e mezzo di euro. Una cifra da capogiro, tutta anticipata da teatri e sale cinematografiche sparse per tutto il Lazio.

Quest’anno, per la prima volta dopo 14 anni, non ci saranno eventi promozionali, né saranno effettuate agevolazioni sul prezzo dei biglietti per gli studenti universitari. Un duro colpo agli utenti e soprattutto ai giovani che dovranno pagare il biglietto per intero.

Non solo. Se il debito non verrà saldato al più presto, il 30% delle aziende del settore sarà costretto a tagli di organico. Quello che manca totalmente, inoltre, è un programma preciso su come agire nel settore. “In Regione decide tutto la Polverini – ha detto Longhi – Santini (assessore regionale Arte, Sport e politiche giovanili, ndr) non ha alcuna autonomia. Tutto è centralizzato in una cupola di potere”.

Accuse molto gravi quelle del presidente dell’Agis Lazio. Ma comprensibili, data la situazione ai limiti della criticità. La richiesta che viene fatta alla governatrice Polverini è semplice: “si fermi per sei mesi o un anno. Nessuna iniziativa, ma almeno onori i pagamenti. Così potremo salvare un settore”.

Che gli enti pubblici non siano dei fulmini di guerra nei pagamenti, si sapeva già. Che i tagli nel settore della cultura siano stati profondi, anche. Ma tre anni e 800mila euro (più 5 milioni e mezzo) rischiano di battere ogni record.

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