Omicidio Montespaccato, il sesto nella Capitale solo nel 2012

omicidio_Marco_ZioniL’omicidio di Marco Zoni sarebbe dovuto a una lite familiare. Non si ferma l’escalation di violenza a Roma

ROMA – Se l’emergenza neve, le alterne vicende delle Olimpiadi 2020 e il megarimpasto della giunta comunale avevano distolto per un breve lasso di tempo l’attenzione dagli inquietanti dati sulla criminalità a Roma, l’omicidio di Marco Zioni, avvenuto ieri pomeriggio nella zona di Montespaccato, riporta prepotentemente sotto gli occhi di tutti il grave problema della violenza nella Capitale.

Con l’assassinio di ieri in via Guido di Montpellier arriva a sei il numero degli omicidi a Roma solo dall’inizio dell’anno. La rapina finita in tragedia con la morte del commerciante cinese Zhou Zeng e della figlioletta Joy; l’omicidio di Antonio Maria Rinaldi, freddato in via del Fontanile Arenato mentre parcheggiava l’auto; il ritrovamento del coirpo carbonizzato nella zona del Divino Amore, poi riconosciuto come Salvatore Polcino, vittima di un regolamento di conti; l’assassinio di Mario Maida a Torrevecchia, colpito dai proiettili mentre usciva con l’auto dal proprio garage. Un elenco orribile e troppo lungo, riguardando solo gli ultimi due mesi. Una linfa di violenza che scorre nella vene della Capitale e sembra non doversi arrestare.

Ucciso in strada e in pieno giorno. Nel caso di Marco Zioni, non si tratterebbe di un regolamento di conti ma di una banale lite familiare sfociata in tragedia. Il pomo della discordia sarebbe stato un bimbo di soli dieci mesi, figlio della cugina del 37enne ucciso, conteso tra madre e padre. La giovanissima coppia, 18 e 20 anni, da tempo sarebbe stata protagonista di feroci discussioni nelle quali sono state poi coinvolte le intere famiglie. Ieri era stato programmato un vero e proprio incontro generale per risolvere la questione, dato che il padre accusava la madre di non rispettare gli accordi rispetto alle visite al bimbo. Le cose devono aver preso una brutta piega perché, una volta in strada a bordo della propria auto, Zioni è stato investito da tre o quattro colpi di pistola, di uno è andato a segno. L’uomo è stato subito trasportato al policlinico Gemelli dai parenti ma le gravi condizioni in cui versava non gli hanno lasciato scampo ed è deceduto poco dopo.

Zioni aveva dei precedenti penali per spaccio, ma gli inquirenti sono orientati in modo più  deciso sulla faida familiare. Gli investigatori della sezione Rilievi del Nucleo investigativo hanno setacciato la zona dell’omicidio e trovato due cartucce inesplos, espulse dall’arma del delitto che evidentemente si era inceppata. Chi ha sparato e assistito alla scena, a quanto pare, sarebbe scappato a bordo di due vetture, una Mercedes nera e una Fiat 500 rossa, ora ricercate dai carabinieri. All’appello, dopo la riunione familiare, mancano il padre del bambino, Marco Lo Pinto, il nonno e due amici.

L’ennesimo fatto di sangue nella Capitale ha scatenato nuovamente le polemiche anche da parte dei vari schieramenti politici. “Mai a Roma, se non forse negli anni Settanta, gli anni della Banda della Magliana, si era arrivati a un tale livello di criminalità nonostante nel 2008 Gianni Alemanno e la destra di Berlusconi avessero promesso in campagna elettorale città più sicure” ha commentato a caldo il segretario romano del Pd, Marco Miccoli. Le accuse del Partito democratico hanno provocato l’immediata risposta del delegato del sindaco per le politiche della Sicurezza, Giorgio Ciardi, che ha replicato “spiace che la sinistra, come sempre, scelga la via del becero attacco avulso da qualunque contesto”. Gli attacchi reciproci che da sempre le fazioni politiche si rivolgono poco importano in questo ambito. Il contento, invece, importa eccome e desta ormai fortissima preoccupazione. Il paragone con gli anni della Banda della Magliana, per quanto enfatizzato, non può apparire agli occhi dei cittadini poi troppo esagerato. La violenza, gli omicidi e le gambizzazioni ad ogni ora del giorno e della notte, in ogni zona della città, non sembrano  trovare sosta.

Anche Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio ha denunciato  che “nel XVIII Municipio, dove è avvenuto l’omicidio, ci sono 76 poliziotti per oltre 135mila abitanti. In pratica un agente ogni 1.700 persone: con questi numeri è impossibile mettere in campo un valido e capillare controllo del territorio, nonostante il prezioso e coraggioso lavoro delle forze dell’ordine. Non c’è più tempo, lo Stato deve intervenire”.

Mentre da più voci si innalza un grido di aiuto per uscire da questa situazione arrivata ormai al limite, sangue su sangue viene versato.

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