Quando il 50% del patrimonio artistico mondiale non basta

Foro_RomanoL’Italia è fuori dalle Cities of Opportunity. La cultura deve diventare un asset strategico anche per l’economia

 

ROMA – La notizia non è delle più rincuoranti. Anzi. Nel rapporto annuale della Price Waterhouse Coopers sulle Cities of Opportunity, dove sulla base di diversi indicatori (dalla qualità delle università alla percentuale di laureati) viene misurato il Capitale Intellettuale urbano, non figura nessuna città italiana.

Malgrado quindi il vantaggio competitivo “ereditato” dalle nostre città d’arte e la straordinaria creatività diffusa, l’Italia sparisce di fronte ad altri paesi che hanno puntato sulla cultura e sulle industrie creative per sostenere i processi di sviluppo.

Rispetto infatti ai grandi poli culturali europei, quali Londra, Parigi, Berlino – il competitor più innovativo nel campo dell’industria culturale europea – e Barcellona, le città italiane, anche quelle che più hanno investito in cultura, mostrano una capacità di offerta nettamente inferiore. In termini di politiche, risultati raggiunti e infrastrutture create, tale distanza sembra difficilmente colmabile, almeno nell’immediato.

Tabella_Cultura

Per accorciare le distanze, le nostre città dovranno “rimboccarsi le maniche” e, date le scarse risorse oggi a disposizione, mettere in atto politiche quanto più possibile mirate e trovare nuove e più snelle formule di collaborazione anche nel settore privato. Del resto, gli interventi funzionano quando le infrastrutture culturali viaggiano assieme al processo di valorizzazione del patrimonio. Purtroppo, come si evince dalla tabella qui a lato, le politiche culturali urbane in Italia non sembrano voler cogliere questa sfida.

Eppure, come dimostra il IX rapporto Civita “Citymorphosis”, politiche culturali per città che cambiano, l’arte rappresenta per ogni città un elemento imprescindibile di sviluppo e crescita.

Per cercare di raggiungere gli standard delle più importanti capitale europee e far della cultura un volano per l’economia e l’occupazione, secondo la ricerca condotta dal centro studi “G. Imperatori” dell’associazione Civita, le politiche culturali urbane devono puntare sullo sviluppo di quattro macro-aree: valorizzazione integrata del patrimonio culturale, mostre, festival e sistema dell’arte contemporanea. Aree che rappresentano l’elemento centrale dell’industria culturale.

Più in generale le città dovranno seguire politiche culturali che tengano conto di alcune elementi suggeriti dal rapporto, come ad esempio la definizione di un sistema di governance attraverso un adeguato piano strategico-culturale; la cooperazione, anche a livello territoriale del rapporto Stato-Città e il miglioramento di quello tra pubblico e privato.

La cultura in definitiva si deve inserire tra le scienze che la politica determina in quanto necessarie, diventando, in questo terzo millennio, un asset strategico per le amministrazioni, pena l’esclusione dagli scacchieri internazionali.

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