Cambio ai vertici dell’Associazione nazionale magistrati

toghe_sliderDomani i primi risultati. Quattro le liste in campo. Il presidente uscente Palamara non si ricandida

ROMA – Cambio ai vertici del nuovo ‘parlamentino’ dell’Associazione nazionale magistrati: le urne per l’elezione dei nuovi esponenti dell’Anm si sono aperte ieri mattina, e sarà possibile votare fino a domani, quando, in serata, si dovrebbero conoscere i primi risultati.

Il sindacato delle toghe giunge così a un appuntamento più volte rinviato (inizialmente era stato fissato per i giorni 12-13-14 febbraio), prima per il maltempo e poi per questioni organizzative. Quattro le liste in campo: corrono insieme, come fu già per le elezioni del Csm nel 2010, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia-Articolo 3, le correnti di sinistra delle toghe, riunite nella lista denominata ‘Area’.

Oltre a Unicost (corrente di centro) e Magistratura indipendente (la più moderata), che alle ultime elezioni nel 2007 riscossero maggior successo rispetto alle altre, stavolta sono in lizza anche gli indipendenti di “Proposta B” che hanno già un rappresentante anche a Palazzo dei Marescialli, il togato Paolo Corder.

Novità di queste elezioni è, come già anticipato da Romacapitale.net, la previsione di una sorta di ‘quote rosa’: “nella composizione di ogni lista deve, a pena di inammissibilità – si legge nell’articolo 25 dello Statuto dell’associazione – deve essere garantita la presenza paritaria di genere, ossia il 50% per ciascun genere, ed in caso di numero dispari di candidature una differenza di candidature tra i due generi uguale a uno”. Il Comitato direttivo centrale che sarà eletto rimarrà in carica per 4 anni: i suoi componenti non potranno essere rieletti per più di due volte consecutive.

C’è grande incertezza sull’esito del voto, e nessuno dei segretari di corrente si spinge a fare pronostici. Ma se è difficile fare ipotesi, il clima che si respirava alle ultime riunioni del ‘parlamentino’ era di una certa tensione, tanto che persino lo slittamento della data è stato accompagnato da non poche polemiche. Già in precedenza Unicost voleva uno spostamento più consistente, non per il maltempo ma per affrontare, non in clima da campagna elettorale, la questione della responsabilità civile dei giudici, tornata a creare allarme. Ipotesi fortemente contrastata da Mi.

La lista di Unicost, che ha espresso il presidente uscente Luca Palamara, non ricandidato, come anche il segretario Cascini (Md) e il vicepresidente Ardituro (Movimento), punta su “magistrati tutti giovani, selezionati in base alla professionalità acquisita negli uffici giudiziari – spiega il segretario, Marcello Matera – impegnati in inchieste delicate, molto stimati nelle rispettive realtà, ma che non passano attraverso le prime pagine dei giornali perché non scelgono il protagonismo”. Matera ricorda la novità di questa tornata, l’introduzione, con una modifica allo statuto della quota di genere, che impone che nella composizione di ogni lista sia garantita, pena l’inammissibilità, la presenza paritaria di genere che “vedremo come risponderà al vaglio degli elettori”.

Tra i punti irrinunciabili, l’assoluta chiarezza nei rapporti tra politica e magistratura, una razionalizzazione dei fuori ruolo, e alcuni punti di riforma strutturale, la revisione della geografia giudiziaria, la razionalizzazione dell’organizzazione del lavoro, una depenalizzazione seria, ”che per la prima volta dopo anni si possono affrontare senza che sia necessario difendersi”. Nella lista di centro, il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, e il pm di Roma, Rodolfo Sabelli.
“Per un modo diverso di fare associazione. Un progetto che combatte il correntismo e vuole riportare i gruppi associativi al loro ruolo originario di ‘luoghi” della democrazia e del confronto”. Si presenta così il programma elettorale di Area, che associa le componenti di sinistra, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia. Una “novità in questa tornata elettorale, una nuova aggregazione della Magistratura progressista”, già sperimentata nelle ultime elezioni del Csm, spiega il segretario di Magistratura democratica, Piergiorgio Morosini, che, insieme all’indipendente ‘Proposta B’, sono “i fattori che rendono l’esito elettorale imprevedibile”.

Il programma di Magistratura indipendente ha un titolo significativo, ‘Tornare a fare sindacato’. Dopo anni di opposizione, talvolta dura, e con una buona affermazione nell’ultima consiliatura del Csm, il segretario, Cosimo Ferri, insiste “sul fallimento della giunta uscente e sulla necessità di tornare a uno spirito di servizio per gli associati e non usare l’Anm per fini politici”. Mi si propone di “difendere con forza l’autonomia e l’indipendenza magistratura dagli attacchi della politica, ma anche l’indipendenza interna, per liberare la carriera da giochi di correnti e di potere, e l’indipendenza economica, che va rafforzata perché i magistrati sono stati la categoria più bersagliata dalle varie manovre finanziarie e l’Anm non li ha tutelati come avrebbe dovuto.

Siamo pronti a voltare pagina – assicura il segretario di Mi – a lavorare insieme per ritrovare un’unità che rafforzi la magistratura, che passi dal rispetto della volontà degli elettori, ma contrari a un’unità che nasconda spartizioni di poltrone. E – conclude Ferri – siamo per un’associazione che ritrovi anche il ruolo di attento osservatore delle politiche del Csm”.

Magistratura indipendente ha tra i candidati Sebastiano Ardita, sostituto a Catania, Claudio Maria Galoppi, giudice a Milano, in processi della Dda, Marcello Viola, procuratore presso il Tribunale di Trapani.

(Valentina Marsella)

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