Il genio di Tintoretto, inventore di favole drammatiche

il-miracolo-dello-schiavo

Una grande mostra alle Scuderie del Quirinale fino al 10 giugno racconta il genio di una delle figure chiave della pittura del Cinquecento

Nell’ampio programma che le Scuderie del Quirinale perseguono fin dalla loro nascita, di far conoscere in modo esauriente alcune delle figure chiave della storia dell’arte italiana, si inserisce la mostra di Tintoretto, grande interprete della pittura del Cinquecento. 

Mostra tra l’altro di grande difficoltà organizzativa per l’impossibilità obiettiva di spostare gli immensi teleri veneziani. Con la cura di Vittorio Sgarbi e la collaborazione di grandi studiosi come Giovanni Morello e Giovanni Villa sono stati assicurati prestiti straordinari e se ne può immediatamente valutare l’impatto all’entrata del percorso espositivo con il dipinto “Il miracolo di San Marco che libera lo schiavo” (1548) delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Grande invenzione, grande fantasia, sguardo alla pittura di Tiziano suo maestro e alla scultura di Jacopo Sansovino, suo grande amico, ma anche alla pittura toscana, agli affreschi di Giulio Romano al Palazzo Tè di Mantova.

La tecnica pittorica di Tintoretto di sprezzante rapidità, le sue invenzioni fiabesche, gli scorci arditi, una inquietudine di fondo, sono le qualità che lo imporranno al mondo culturale e di potere dell’epoca e gli faranno avere importanti commissioni che, oltretutto, l’artista si procurava usando spiazzare gli avversari con metodi audaci e non sempre regolari.

Sulla vita e sulle avventure pittoriche di Jacopo Robusti (questo il suo nome) detto Tintoretto, la scrittrice Melania Mazzucco (vincitrice tra l’altro di uno Strega) ha scritto un “poderoso” volume documentandosi scientificamente, con un lavoro di anni, negli archivi veneziani e aggiungendovi la sua scrittura vivace e catturante: a lei le Scuderie hanno infatti affidato un saggio critico che ci introduce alla biografia dell’artista, al mondo contemporaneo, agli intrighi e alla collaborazione dei suoi numerosi figli nella bottega.

La mostra si concentra su tre temi principali, la ritrattistica, la religiosità, la mitologia. Tra i ritratti, una decina di dipinti molto pregnanti di gentiluomini veneziani nei quali sembra voler arrivare alla verità ultima del protagonista ma anche, forse, della propria. A questi se ne aggiunge uno femminile “Ritratto di donna che scopre il seno” di grande potenza visiva e due suoi autoritratti che aprono e chiudono la mostra.

Molti sono i dipinti religiosi, fra tutti meritano una riflessione accurata i teleri della Scuola di San Rocco, una delle committenze fondamentali dell’artista, a cui lavorerà per circa venti anni: nessuno, visitando la Scuola di San Rocco ai Frari ne può dimenticare la teatralità e la fantasia pittorica. Splendidi in mostra alcuni dipinti mitologici, anche se in epoca controriformistica le commissioni profane si faranno più rare; tra questi spicca una mirabile “Susanna e i vecchioni” del 1557. La mostra offre, all’uscita, una bella selezione di opere contemporanee che danno ampiezza allo studio della pittura del tempo: tele di Tiziano, Schiavone, El Greco, Bassano, Parmigianino.

Su tutto spicca però la grandezza della pittura di questo magnifico artista che fu Tintoretto, decisamente ossessionato, preso da un furore espressivo, da una spettacolarità teatrale, da una inquietudine che rispecchiava una crisi più grande, che non era solo sua, ma del suo tempo.

La grande bottega (nessun artista del tempo vanta una produzione così copiosa) da lui portata avanti sarà continuata da alcuni dei suoi figli, in particolare Marietta e Domenico, come l’accurata biografia della Mazzucco ci racconta nei particolari.

(Maria Grazia Tolomeo)

Potrebbero interessarti anche