Almaviva Contact, via ad oltre 2mila contratti di solidarietà

tutta_la_vita_davantiDal prossimo 5 marzo ai dipendenti dei due centri di Roma saranno applicati per un anno gli ammortizzatori

ROMA – L’azienda Almaviva Contact (ex Almaviva), società leader di call center, in accordo con in sindacati Cgil, Cisl e Uil applicherà, a partire dal prossimo 5 marzo, 2174 Contratti di Solidarietà (CdS) a tutti i dipendenti della sede di Roma per la durata di 12 mesi.

L’utilizzo di questo ammortizzatore sociale fa sapere l’azienda è stato reso necessario come conseguenza di un calo dei volumi di chiamate delle commesse (sopratutto Mediaset e 119) e di una perdita di circa 30 milioni di euro. L’accordo per i contratti di solidarietà, sottoscritto con in sindacati confederali del 23 febbraio scorso per i centri produttivi di Roma (via Lamaro e Casal Boccone), individua in questi ultimi una delle principali fonti di queste perdite economiche (circa il 67%).

L’azienda sta infatti attraversando gravi difficoltà proprio nella Capitale dove il costo del lavoro è più alto che in altre regioni. La mancanza di incentivi e sgravi fiscali da parte della Regione Lazio sta portando Almaviva a trasferire parte della produzione al Sud (Napoli e Palermo), con l’apertura di nuove sedi, dove il costo del lavoro risulta molto più basso a causa appunto dei vari incentivi e sgravi contributivi previsti dall’attuale normativa (L. 407/90, legge 488/92) e ai vari fondi regionali all’occupazione elargiti dagli enti locali (POR), dei quali le aziende usufruiscono.

Oltre all’applicazione dei contratti di solidarietà, nell’accordo su citato, sindacati confederali e Almaviva Contact convengono che a fronte del raggiungimento degli obiettivi, che le parti individuano in un aumento del margine di contribuzione del 23% (dal -10% attuale al 13-15%), verrà individuata una nuova sede utile ad ospitare i circa 1000 lavoratori attualmente in forze presso la sede di via V. Lamaro 25, stabile con contratto di locazione già scaduto e attualmente in proroga solo per alcuni mesi.

Attraverso l’accordo, gli oltre 2mila dipendenti non andranno a casa, ma saranno o spostati da un sito produttivo all’altro o inseriti in corsi di formazione. Per evitare dunque la cassa integrazione, i contratti stipulati assicureranno l’occupazione e la relativa retribuzione (ai lavoratori sarà corrisposto il 93% dello stipendio, perdendo quindi una quota minima) nonostante la riduzione dell’orario di lavoro.

Di tutt’altro avviso i comitati di base dell’azienda che considerano “la crisi dichiarata da Almaviva del tutto strumentale al trasferimento della produzione al Sud. In breve, da una parte l’azienda apre nuove sedi e assume nel mezzogiorno incassando soldi pubblici, dall’altro scarica il costo del lavoro e il rischio d’impresa sui lavoratori di Roma e sulla collettività accedendo agli ammortizzatori sociali, a maggio 2011 con la procedura di Cassa Integrazione Ordinaria, oggi con 2174 Contratti di Solidarietà.

“Vincolare la sistemazione logistica di circa 1000 lavoratori dei siti di Roma al raggiungimento di inverosimili obiettivi di marginalità (si dovrebbe passare dall’attuale -10% al 13-15%) – continuano i Cobas – rivela il cinico progetto di avviare a breve licenziamenti collettivi, mandando in rovina centinaia di lavoratori che nel non lontano 2007, a seguito della “stabilizzazione” prevista dalla finanziaria del 2006 dell’allora Governo Prodi, firmarono una liberatoria rinunciando al pregresso per ottenere in cambio un contratto part-time a 20 ore settimanali, con una retribuzione di circa 650 euro.

Dopo circa tre anni durante i quali ha usufruito di diversi incentivi previsti dalla legge, l’azienda cerca ora di liberarsi di buona parte di questi lavoratori”.

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