Nuove regole privacy: Ue stoppa, ma Google procede lo stesso

Privacy-Policy-Google-anticipa-l-Europa-638x425Da domani un nuovo regolamento sulla privacy, che unisce più di sessanta testi. Ma l’Ue avvierà un’indagine

 

ROMA – Da domani, primo marzo, entrerà in vigore il nuovo regolamento sulla privacy per gli utenti Google. Niente di strano, se non fosse che la Commissione Ue, nei giorni scorsi, aveva chiesto alla web company un periodo di standby per analizzare più accuratamente le nuove norme, dato che, come si legge in una lettera indirizzata al Ceo di Google, Larry Page, dal Gruppo di lavoro “Articolo 29” (Data Protection Working Party) “vista l’ampia gamma di servizi offerti e la popolarità di questi servizi, i cambiamenti nella vostra policy di privacy avranno effetti su molti cittadini della maggior parte o tutti gli Stati membri della Ue”. Per queste ragioni, Articolo 29 ha chiesto di “verificare in modo coordinato le possibili conseguenze per la protezione dei dati personali di questi cittadini”.

Di fatto questa richiesta di una pausa è stata ignorata e gli utenti si devono preparare a nuove norme. Vediamo di cosa si tratta nello specifico. Google ha, in pratica, riunito in un unico documento più di sessanta testi associati ai suoi servizi online, ad esempio la posta elettronica Gmail, i video di YouTube e le fotografia su Picasa. 

Google potrebbe diventare una sorta di segretaria personale onnisciente che ci avvisa se siamo potenzialmente in ritardo a un appuntamento segnato in agenda, grazie a un’analisi del traffico nelle vicinanze in tempo reale, in grado di valutare, appunto, la possibilità di non arrivare in orario.

Se queste straordinarie potenzialità vi entusiasmano, o spaventano, sappiate anche che Google d’ora in poi sarà in grado di capire se con “batteria” nella casella di ricerca, voi intendevate lo strumento musicale, una pila o un insieme di pentole. Magari voi non lo sapete, ma lui si.

Per monitorare i dati personali gestiti da Google, il primo passo segnalato nel documento sulla privacy è la Dashboard. Si tratta di un pannello di controllo per vedere le informazioni personali collegate con servizi come YouTube. Gli utenti, inoltre, possono decidere come gestire gli annunci commerciali: attraverso “ads preference manager” sono in grado di bloccare le inserzioni pubblicitarie o di evitare che le piattaforme promozionali impieghino i loro dati per le promozioni online (“opt out”).
Google spiega anche che potrebbe “combinare i dati che l’utente invia tramite il proprio account con informazioni di altri servizi Google o di terze parti allo scopo di rendere più agevole la navigazione e migliorare la qualità dei nostri servizi. Alcuni servizi consentono all’utente di rifiutare la combinazione di tali informazioni”.

Molte le novità e i cambiamenti e comprensibile la volontà della Commissione Ue di prendere visione accuratamente dell’intero pacchetto di norme. Secondo l’eurodeputato Pd Luigi Berlinguer, coordinatore per il gruppo dei Socialisti e Democratici in commissione Affari giuridici del Pe, “bene ha fatto la Commissione europea a sollevare dubbi sulle nuove regole di Google in materia di privacy. Il tema della protezione dei dati, come mostrano anche le proteste sul trattato ACTA, diventa sempre più cruciale per il futuro della democrazia europea. L’Europa – ha aggiunto – deve dotarsi ora di una strategia coerente e lungimirante sul futuro dei diritti digitali, a partire dalla protezione dei dati personali nell’era del cloud computing, e della garanzia di non perseguire gli utenti della rete”.

L’authority francese per la protezione dei dati personali, Cnil, ha annunciato che avvierà un’indagine ufficiale sulle modifiche della policy della privacy, per conto e in collaborazione con altre agenzie europee. Il Commissario Ue per la Giustizia, Viviane Reding, che in primo momento aveva plaudito alle nuove regole di Google, annunciate proprio nel giorno in cui la Ue presentava l’attesa riforma della normativa in materia di protezione dei dati, ha sottolineato che “Chi offre servizi ai consumatori dell’Unione deve seguire le regole europee per la protezione dei dati”.

Nella lettera che l’authority francese ha inviato a Larry Page, si legge che “un’analisi preliminare mostra che la nuova policy di Google non rispetta i requisiti della Direttiva europea sui protezione dei dati (95/46/Ce)”. Inoltre, si sottolinea che per un utente medio è impossibile capire le norme e l’uso dei dati raccolti da Google.

L’uso dei cookies, poi, fa sì che non sia chiaro “come Google intenda ottemperare al principio del consenso” esplicito previsto dalla direttiva europea. La Commissione Ue aveva detto no. Ma a Google poco è importato. Ora bisogna vedere se la web company dovrà fare marcia indietro o ci dovremo sforzare noi di capirci qualcosa.

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