Effetto Nimby: in Italia 331 sono le opere paralizzate

centrali_elettricheSLIDERSaranno presentati oggi i dati del Forum. Discariche, alta velocità e centrali elettriche gli impianti più contestati

 

ROMA – In questi giorni, in cui l’opinione pubblica e la politica sono spaccate dalle proteste dei No Tav, che dalla Val di Susa stanno per arrivare dritte nella Capitale, sarà interessante scoprire i dati dell’ultimo convegno nazionale del Nimby Forum, che verranno resi noti proprio a Roma questo pomeriggio, alla presenza del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini e di altri illustri personaggi del mondo politico e giornalistico.

Il termine Nimby, di derivazione anglosassone, sta per “Not in My Back Yard”, letteralmente “Non Nel Mio Cortile”, indicando un atteggiamento di protesta contro opere di interesse pubblico che hanno , o si teme possano avere, effetti negativi sui territori scelti per la loro costruzione. Il Forum Nimby ha per questo motivo creato l’Osservatorio Media Permanente, che attraverso il monitoraggio quotidiano di una rassegna stampa tematica, censisce e analizza gli impianti contestati in Italia, e ha costituito un Tavolo di confronto, che annovera i Delegati rappresentanti delle maggiori organizzazioni nazionali (istituzioni, imprese, associazioni) coinvolte dal fenomeno.

Dai dati raccolti dall’Osservatorio, si scopre che sono in Italia ben 331 le opere bloccate o contestate. Nel 2011, in particolare, si è avuto un aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Ben 163 sono i casi emersi nel 2011, mentre gli altri 168 sono cronici, presenti nel database di Nimby dal 2004. Solo nel Lazio ce ne sono 19, tra cui l’impianto eolico di Piansano, quello di trattamenti fanghi di Rieti, le centrali termoelettriche di Aprilia e Colleferro e l’impianto fotovoltaico di Acuto.

Dentro, dunque, c’è di tutto: dalle tratte dell’alta velocità, che in questo momento sono gli esempi più chiassosi di un fenomeno ampissimo, ai rigassificatori e inceneritori, fino ai cementifici e alle centrali termoelettriche. Con sorpresa, inoltre, si scopre che le maggiori contestazioni riguardano il comparto elettrico: i 177 impianti per la produzione di elettricità rappresentano il 53,5% sul totale delle opere rilevate nel corso della settima edizione del Nimby Forum, seguite subito dopo dagli impianti per il trattamento dei rifiuti speciali e industriali.

Sono storie note, che messe insieme “restituiscono l’immagine di un paese bloccato dalla politica di corto respiro”, come ha commentato Alessandro Beulcke, presidente di Aris, la società che promuove l’Osservatorio Nimby Forum. Beulcke ha però grandi speranze per il futuro più immediato: “Oggi abbiamo l’occasione- ha sottolineato- di un governo tecnico che dovrebbe disinteressarsi al consenso elettorale e cui invece guardano molto i politici locali. E quindi prendere decisioni tecnicamente corrette”.

A guidare il fronte della protesta, infatti, non ci sono più i Comitati, ma i soggetti politici locali, che si fanno promotori di contestazioni nel 26,7% dei casi. Tra le cause che li spingono ad opporsi alle opere c’è, al primo posto, la paura per il possibile impatto sull’ambiente della costruzione (29,1%), seguito immediatamente dalle preoccupazioni sull’eventuale incidenza sullo stile di vita dei cittadini, dovuta al rumore, agli odori e all’effetto negativo sul mercato immobiliare (22,4%).

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