Chiude il Brancaccio, storico teatro di via Merulana

BrancaccioConti in rosso, grandi spese e musical che non tengono una programmazione prolungata. Lascia la società Stage

 

ROMA – Sul palco di quello che all’inizio era chiamato teatro Morgana, si sono esibiti negli anni i più grandi attori e musicisti di tutti i tempi, tra i quali Totò, Anna Magnani, Jimi Hendrix, Louis Armstrong e i Beatles.

Oggi su quello stesso palco si sono spenti i riflettori. Il teatro Brancaccio, ospitato nell’area della storica proprietà dei principi romani, chiude il proprio cartellone con lo spettacolo “Happy days” e l’esibizione degli Stomp.

La Stage Entertainment, multinazionale olandese della Endemol, titolare delle licenze di tutti i maggiori musical del mondo, ha infatti deciso di lasciare, dopo neanche due anni, la gestione del teatro romano.

Una gestione che aveva cominciato a dare i primi segnali negativi sotto la direzione artistica di Maurizio Costanzo. Prima della Stage infatti, il Brancaccio era stato affidato nel 2001 all’attore teatrale Gigi Proietti che aveva diretto il teatro con successo per oltre sei anni. Sotto la sua direzione erano arrivati a circa 8 mila gli abbonati e sold out quasi tutti gli spettacoli.

Poi, dal 2007 al giugno 2010, il Brancaccio era passato nelle mani di Maurizio Costanzo, già direttore artistico del Teatro Parioli, senza dare però i frutti sperati. Anzi il numero degli abbonati era calato drasticamente, mentre le spese non diminuivano.

Da due anni il teatro è sotto la direzione di Stage Entertainment, che ne ha curato anche l’opera di recupero con un investimento da 20 milioni di euro. Ma i conti non sono tornati in ordine. Le grandi spese sostenute per ospitare imponenti musical non hanno fatto che aggravare un bilancio già in profondo rosso. Sono stati chiamati famosi registi internazionali, ma le sale del teatro hanno fatto fatica ad essere riempite tutte le sere.

Dopo il successo a Milano, il musical ‘La Bella e la Bestia’ è arrivato a ottobre 2010 al Brancaccio, ma la spettacolo, un po’ arrangiato, è stato un mezzo flop. Dal 13 ottobre scorso era in scena “Mamma Mia”, il famoso musical dedicato agli Abba. Anche questo però, dagli straordinari costumi e scenografie, non ha avuto il successo sperato. La lunga “tenitura” (la prolungata programmazione dello stesso spettacolo), seppure suscettibile di minori costi, non ha funzionato. E così Sister Act, in programma prossimamente a via Merulana, non verrà a Roma.

“Lo spostiamo su Parigi, che ci assicura un larghissimo bacino di utenza ed è metropoli pronta a sostenere sette-otto mesi di repliche di uno stesso titolo”, dichiara Matteo Forte, l’amministratore delegato della sezione italiana della Stage, la società che gestisce nel mondo 30 teatri di proprietà, 40 spettacoli al giorno, un milione di spettatori al mese e 600 milioni di fatturato annuo.

La società punterà quindi, per il momento, sull’altro teatro di sua proprietà, il Nazionale di Milano. Il Brancaccio, la cui proprietà viene gestita da Alessandro Longobardi per conto dei principi, cercherà di affittare i propri spazi ad altre compagnie, almeno per il momento, in vista di successive e più proficue direzioni.

Intanto per i circa 50 dipendenti, gruppo storico del teatro, non c’è stato niente da fare. Da ieri infatti gli impiegati sono senza lavoro e con poche labili speranze per il futuro. Com’è noto infatti il mondo del teatro da anni è in perenne crisi, con drastici tagli al Fus e emorragia continua di spettatori. Sono molti i teatri della Capitale a soffrire di budget in profondo rosso. Non da ultimo pare che anche il Sistina sia stato messo in vendita. Tuttavia, rispetto a questi rumors, la società proprietaria del teatro ci fa sapere che “il teatro non è in vendita e sopratutto non esistono deficit nel bilancio e anzi l’ultimo si è chiuso con un evidente attivo”.

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