Ingv, cercasi presidente di alto profilo

Giardini_Ingv_sliderL’ex numero uno, Domenico Giardini, protagonista di una sconcertante vicenda, è uscito di scena venerdì scorso

 

ROMA – Dopo più di due mesi dalle dimissioni, Domenico Giardini da venerdì scorso non è più il presidente dell’Ingv (l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) dove nell’agosto scorso era stato chiamato dall’ex ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Maria Stella Gelmini a succedere a Enzo Boschi.

Il direttore generale dell’ente, Tullio Pepe, ha inviato a tutto il personale la seguente mail: “Si comunica che ai sensi dell’art. 5, comma 4, dello Statuto dell’ente, il Prof. Stefano Gresta ha assunto le funzioni di Presidente dell’Ingv”.
La sconcertante vicenda delle dimissioni di Giardini, denunciata per prima da Il Foglietto della Ricerca, era approdata nelle scorse settimane addirittura in Parlamento.

L’ex presidente infatti aveva rassegnato le dimissioni il 22 dicembre scorso perché lo stipendio da presidente dell’Istituto sarebbe stato, a suo avviso, troppo basso (115mila euro) e così, dopo aver tentato invano di ottenere un aumento, avrebbe optato per le dimissioni, a meno che non fosse riuscito ad ottenere anche una cattedra nell’ateneo romano, per integrare il magro stipendio (!) da presidente dell’ente di Vulcanologia.

Ma a complicare la faccenda è stato il preside della facoltà di Scienze della Terra che, nel corso della seduta del Senato accademico, ha gelato il Magnifico Rettore Luigi Frati quando ha fatto notare che il Consiglio della sua facoltà non si era mai pronunciato sulla chiamata per “chiara fama” del professor Giardini.

Così l’affaire, per molti versi kafkiano, si è concluso venerdì scorso con la definitiva uscita di scena di Giardini.

Ora spetterà al ministro vigilante Francesco Profumo, che ha gestito la vicenda in maniera non molto lineare, riconvocare il Comitato presieduto da Francesco Salamini, affinché ripresenti la “cinquina” all’interno della quale individuare un nuovo presidente di alto profilo, la cui massima aspirazione sia quella di dedicarsi full time e con spirito di servizio alle sorti dell’Ingv, per ridare serenità all’ente e ai lavoratori.

Come si ricorderà, Giardini era stato scelto in una rosa di nomi che comprendeva, oltre al suo, anche quelli di Benedetto De Vivo, Carlo Doglioni, Stefano Gresta e Roberto Sabadini. Chissà che la rosa non sia ancora valida.

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