Alla Sace gli stipendi ‘miracolosamente’ aumentano

Castellano_SaceIl Cda approva le nuove buste paga per il presidente e l’ad. Aumenti del 50% e ulteriori benefits

 

ROMA – Considerati i tempi di ristrettezze e i relativi dibattiti sull’annosa questione dei tagli delle retribuzioni dei manager pubblici, la notizia creerà certamente qualche mal di pancia.

Nell’ultimo consiglio di amministrazione della Sace, infatti, la società non quotata e controllata al 100 per cento dal ministero dell’Economia, all’ordine del giorno c’era il piano incentivi riservati ai dirigenti della società pubblica.

Il consiglio ha così approvato sulla base delle valutazioni di un apposito «comitato di remunerazione», una variazione spropositata del trattamento economico da corrispondersi sia nei confronti dell’amministratore delegato, Alessandro Castellano, sia del presidente del consiglio di amministrazione, l’ex ambasciatore Giovanni Castellaneta.

Per quanto riguarda l’amministratore delegato Castellano, la variazione del trattamento economico prevede un compenso fisso annuo pari a 355.000 euro lordi, da corrispondersi con cadenza mensile posticipata; un compenso variabile annuo fino al 50 per cento del compenso fisso annuo, da corrispondersi al raggiungimento di obiettivi annuali (fino, dunque, a 177.500 euro lordi in più); e ancora una parte variabile di lungo termine da determinarsi conformemente ai criteri adottati per gli altri vertici aziendali e da corrispondersi al raggiungimento degli obiettivi definiti dal piano strategico della società.

Nella nuova busta paga dell’ad, giustificata da un progressivo aumento dei compiti e degli impegni, ai precedenti 355.000 più 177.500 euro lordi (ben 532.000 euro lordi), si aggiungerebbe quindi un’ulteriore quota svincolata, come è evidente, da qualsiasi parametro di riferimento certo e assimilabile sia al compenso fisso che a quello variabile annuo.

Nel caso invece del presidente Castellaneta, si parte invece da una componente fissa pari a 200.000 euro lordi, cui se ne potrebbe aggiungere un’altra, a carattere variabile, di ben 100.000 euro e, infine, un’ulteriore, non definibile, componente variabile da applicarsi pro quota per l’effettiva vigenza della carica.

La faccenda è arrivata in Parlamento ed è stata oggetto di un’interrogazione del capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi, nella quale chiedeva al ministro dell’Economia, Mario Monti, quali iniziative intendesse assumere per fissare un tetto massimo ai compensi dei vertici delle società non quotate e controllate direttamente dal Ministero e quali provvedimenti volesse prendere in merito alla variazione dei compensi recentemente deliberati dal Cda di Sace. Il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, nell’aula di Montecitorio, ha risposto che in assenza di una disciplina diversa che fissi il tetto ai compensi dei vertici delle società non quotate e controllate dal dicastero di via XX Settembre (ancora allo studio, ndr), quegli aumenti, da un punto di vista giuridico, sono legittimi. Sarà pure legittimo ma forse inopportuno.

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