Tra voci e smentite gli stabilimenti Fiat in Italia

Fiat_MirafioriSi ipotizza la chiusura di due stabilimenti per motivi industriali. Secca smentita del Governo e della Fiat

 

 

ROMA – La bomba è esplosa all’improvviso ieri mattina e ha fatto tremare, come una magnitudo punto 9, tutti i Palazzi del potere: nel piano industriale della Fiat 2012-2016 sarebbe già prevista la chiusura degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Quella che solo qualche giorno fa Sergio Marchionne aveva dato come ipotetica eventualità in un’intervista al Corsera (“Senza il mercato americano dovremmo ritirarci da due siti italiani su cinque”), si è materializzata come un incubo quando è trapelato il cronoprogramma del piano industriale (qui a lato).

Fiat_piano_2012-2016_

Secondo Affaritaliani.it, al centro ricerche Fiat di Pomigliano d’Arco sono emerse gravi criticità sull’industrializzazione dell’Alfa Romeo 4C; in particolare sarebbero stati commessi errori riconducibili al telaio in carbonio. D’altronde la Fiat non aveva fatto mistero di puntare in Europa a tre soli pianali: mini, small e compact.

In questo contesto, spostare la produzione della Panda a Pomigliano si sarebbe rivelato, secondo i tecnici Fiat, un errore visto che il pianale sul quale è realizzato (mini) è destinato alla Polonia ed è lì che tornerà l’assemblaggio dell’utilitaria. Quanto a Mirafiori, la Mito (Alfa) sarebbe assemblata a Melfi (pianale Small), mentre i fatidici B-Suv (Fiat e Chrysler) utilizzano il pianale Small Wide, lo stesso della 500L assemblata in Serbia.

Nel tardo pomeriggio è arrivata la secca smetita del Governo e della Fiat. Sia il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sia il Lingotto hanno fatto sapere che “le notizie di una possibile chiusura degli stabilimenti sono destituite di fondamento”. La ministra ha inhatti aggiunto che “il presidente e l’amministratore delegato del gruppo mi hanno ribadito che l’impegno assunto verso il nostro Paese è confermato e rafforzato anche dall’operazione Chrysler”.

Ma il nemico n.1 di Marchionne, la Fiom Cgil non si fida. L’organizzazione sindacale è tornata a chiedere con estrema decisione un tavolo tra governo, azienda e parti sociali. “Il governo – tuona Maurizio Landini, segretario generale della Fiom – deve immediatamente convocare un tavolo di trattativa con i sindacati e la Fiat perché non è accettabile che il più grande gruppo industriale italiano possa decidere di non investire più in Italia. E non si può rinunciare all’industria dell’auto. Un Paese senza l’auto non è più un Paese industriale. D’altra parte – continua Landini – Marchionne non doveva investire 20 miliardi? Dove sono quei soldi? La Fiom è da un anno e mezzo che chiede queste cose. E questa è la dimostrazione che non è tagliando i diritti che si risolvono i problemi del costruire auto: servono investimenti e innovazione

“Proprio venerdì prossimo – conclude Landini – abbiamo proclamato uno sciopero generale dei metalmeccanici perché il problema di difendere il contratto e aprire una nuova fase di politica industriale per creare lavoro in Italia ci sembra oggi l’emergenza da affrontare”.

 

IL PIANO FIAT 2012-2016:  Piano_Fiat.pdf

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