Tira una brutta aria per il quotidiano arancione Il Riformista

Macaluso_EmanueleNonostante i tagli e la riduzione della foliazione, il giornale continua a perdere circa 2mila euro al giorno

ROMA – Dopo l’agonia dei giornali di sinistra come Liberazione e Il Manifesto, ora anche Il Riformista è sulla strada della chiusura.

L’indebitamento del quotidiano, fondato nel 2002 da Antonio Polito su idea di Claudio Velardi, sarebbe infatti tale da non consentire altro che la messa in liquidazione, salvo ovviamente interventi provvidenziali o da parte di qualche coraggioso editore o dalla presidenza del Consiglio, dalla quale dipendono i contributi pubblici per l’editoria.

L’unica strada sarebbe dunque quella della chiusura. La difficile decisione, secondo Lettera 43, è stata presa oggi in un incontro informale tra il direttore Emanuele Macaluso e l’amministratore unico Gianni Cervetti.

Nonostante infatti i tagli effettuati per cercare di contenere i costi – contratti di solidarietà per i giornalisti, riduzione della fogliazione, passata da 16 a otto pagine, limatura delle spese del centro stampa di Catania – il giornale continua a perdere – circa 2mila euro al giorno e le previsioni di bilancio, secondo le quali nelle casse del quotidiano sarebbe dovuto entrare circa un milione di euro l’anno, si sono rivelate errate.

Intanto tra tre giorni il Consiglio dei ministri affronterà nuovamente il problema dei contributi pubblici alla stampa. Ma se anche palazzo Chigi, è la conclusione di Macaluso e Cervetti, dovesse ripristinare l’intera cifra destinata, il quotidiano sarebbe costretto comunque a chiedere un mutuo alle banche per proseguire la sua attività. Un peso che i due manager del giornale non intendono sobbarcarsi, avendo già affrontato un primo salvataggio nell’aprile 2011 quando rilevarono la testata dalle mani della famiglia Angelucci.

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