Il Tar respinge i ricorsi contro l’equo compenso

iphoneNon accolte le richieste dei produttori e distributori di device tra cui la Apple. Soddisfazione della Siae

ROMA – La Siae ha espresso viva soddisfazione per le sentenze del Tar Lazio che hanno rigettato tutti i ricorsi contro il decreto del 30 dicembre 2009, che stabilì i compensi per la cosidetta “Copia Privata” concernente apparecchi e supporti per la riproduzione ad uso personale di opere d’ingegno.

A ricorrer al tribunale amministrativo competente erano stati nel 2010 diversi produttori e distributori di device, tra cui Apple e Samsung, chiedendo l’annullamento del decreto che ha esteso il raggio di applicazione delle norme anche a computer, hard disk, schede rimovibili, chiavette usb, iPhone e smartphone.

Il prelievo – fa notare Key4biz – che comporta sostanzialmente una maggiorazione del prezzo di vendita pagato dal consumatore, serve a determinare una forma di compensazione per autori, editori, case discografiche ed artisti le cui opere possono essere copiate privatamente utilizzando tali apparecchi e supporti. Nel caso di iPhones e music phones, ad esempio, la royalty è stata fissata nel 5% del prezzo di vendita; per i pc è stata prevista una tariffa “flat” di 2,40 e 1,90 euro a seconda che siano provvisti o meno di masterizzatore.

E’ chiaro che la facilità con cui oggi si possono riprodurre opere audiovisive ha indubbiamente sottratto una grossa parte delle entrate agli aventi diritto. Questa è una delle ragioni per cui, nel corso degli ultimi 50 anni, la Ue ha tentato di trovare una soluzione equa alla questione, in modo che tutte le parti coinvolte, vale a dire consumatori e aventi diritto, possano ricevere la loro giusta parte.

Davanti però all’impossibilità di vietare la copia privata, i legislatori europei hanno compreso molto presto che “il miglior modo di compensare gli aventi diritto è di autorizzare la copia privata attraverso un eccezione al diritto esclusivo di riproduzione, accoppiando però questa eccezione all’obbligo di indennizzare gli aventi diritto”. Da qui appunto la Direttiva 2001/29/CE.

Ecco quanto scrivono i giudici amministrativi al riguardo: “Non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell’equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell’utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell’an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative”.

Per la Siae la decisione “costituisce un grande riconoscimento di un giusto diritto di autori, editori, produttori, artisti interpreti esecutori a ricevere un compenso, seppur minimo, per la fruizione del lavoro creativo di tante persone e imprese culturali, attraverso sistemi tecnologici di riproduzione che sempre più massicciamente ricevono successo commerciale proprio grazie alla loro illimitata capacità di riprodurre contenuti. Senza di essi, questi strumenti tecnologici non avrebbero un’anima”.

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